Diritti degli Animali - 28 aprile 2026, 19:00

Non abbandonare una parte di te: quando l’indifferenza diventa violenza

Il progetto di ANAS premiato in Campidoglio riaccende i riflettori su una piaga ancora troppo diffusa: l’abbandono degli animali. Tra numeri, responsabilità e nuove sanzioni, emerge una verità scomoda: non è solo inciviltà, è un rischio concreto per tutti. Chi assiste a un abbandono ha il dovere di segnalare, annotare una targa, chiamare il 112 o il numero verde “Pronto Anas” 800.841.148

C’è un gesto che più di ogni altro misura il livello di civiltà di un Paese: come tratta chi non ha voce. E l’Italia, ancora oggi, su questo fronte mostra crepe profonde. Nonostante campagne, leggi e appelli, l’abbandono degli animali resta una ferita aperta, soprattutto lungo le strade, dove si consuma un doppio dramma: quello degli animali lasciati a sé stessi e quello degli automobilisti esposti a pericoli spesso sottovalutati.

Il riconoscimento assegnato a ANAS con il Premio “Penna d’Oca del Campidoglio 2026” per la campagna “Non abbandonare una parte di te” non è solo un premio alla comunicazione efficace. È, soprattutto, uno schiaffo simbolico all’indifferenza. Un modo per dire che il problema esiste, è grave e riguarda tutti.

Il messaggio della campagna è diretto, quasi brutale nella sua semplicità: abbandonare un animale significa amputare una parte della propria umanità. Non è retorica. È realtà. Dietro ogni cane lasciato in autostrada, ogni gatto scaricato in una piazzola, c’è una scelta consapevole, un atto di irresponsabilità che può trasformarsi in tragedia.

I numeri parlano chiaro. ANAS, con oltre 33mila chilometri di rete gestita, interviene per salvare in media un animale ogni cinque giorni. Un dato impressionante che racconta solo una parte del fenomeno. Perché per ogni animale salvato, quanti non ce la fanno? Quanti finiscono investiti, causando incidenti, feriti, a volte morti?

E qui sta il punto che spesso si evita di dire: l’abbandono non è solo crudeltà verso gli animali, è anche un problema di sicurezza pubblica. Un cane impaurito che attraversa una carreggiata può diventare un proiettile invisibile. Un cavallo vagante di notte può trasformare un viaggio in tragedia. Non è un’eventualità rara, è un rischio concreto.

Marco Ludovico (al centro) riceve il premio

Negli ultimi anni, le segnalazioni dei cittadini sono aumentate di oltre il 30%. Un segnale positivo, certo, ma anche la prova che il fenomeno è tutt’altro che marginale. Cani, gatti, tartarughe, gufi: un intero ecosistema scaricato sull’asfalto, come se fosse un rifiuto qualsiasi.

Eppure, oggi, non si può più dire “non lo sapevo”. Dal 1° luglio 2025, con la Legge 6 giugno 2025, n. 8, l’abbandono di animali è punito con l’arresto fino a un anno e un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Una stretta normativa che prova a trasformare la condanna morale in deterrente concreto. Ma la legge, da sola, non basta.

Serve un cambio culturale. Serve smettere di considerare gli animali come oggetti stagionali, da esibire o eliminare a seconda delle esigenze. Serve responsabilità prima ancora che sanzione.

E serve anche il coraggio di intervenire. Chi assiste a un abbandono ha il dovere di segnalare, annotare una targa, chiamare il 112 o il numero verde “Pronto Anas” 800.841.148. Perché ogni omissione è complicità.

La verità è semplice e scomoda: l’abbandono non è un incidente, è una scelta. E ogni scelta racconta chi siamo davvero.

Se un Paese lascia morire i suoi animali sul ciglio della strada, non è solo un problema di randagismo. È un problema di coscienza.

pi.mi.