C’è un modo silenzioso ma potentissimo di difendere la libertà: ricordarla insieme. È ciò che è accaduto a Chamois, dove il 25 Aprile non è stato solo una ricorrenza, ma una presa di coscienza collettiva, quasi un patto rinnovato tra generazioni.
“Una sentita e partecipata celebrazione della Festa della Liberazione si è svolta oggi”, in un contesto che ha saputo unire istituzioni e cittadini attorno ai valori fondanti della democrazia. Non una cerimonia formale, ma un momento vissuto, respirato, condiviso.
Presenti il sindaco Remo Ducly, l’assessora Sara Rosset e diverse figure che incarnano la memoria storica e politica del paese, come l’ex sindaco Attilio Ducly — “che, con i suoi 93 anni, rappresenta una preziosa memoria storica per la comunità” — insieme a Lorenzo Mario Pucci e al consigliere di minoranza Roberto Rigollet. Ma il vero protagonista, ancora una volta, è stato il popolo di Chamois: “numerosa e calorosa anche la presenza della popolazione”, segno che certi valori non si archiviano, si tramandano.
Il cuore della commemorazione ha battuto nella piazza principale, davanti al monumento ai Caduti. “Un gesto semplice ma carico di significato”: la deposizione di un omaggio floreale. E in quel gesto c’è tutto — il sacrificio, la memoria, il debito morale verso chi ha reso possibile la libertà di oggi.
Poi le parole. Quelle delle poesie, delle testimonianze, delle riflessioni. “Parole che hanno riportato l’attenzione sui drammi della guerra”, ma anche sull’attualità di quei drammi. Perché la libertà non è mai garantita una volta per tutte. Va difesa, ogni giorno, anche nei piccoli gesti, anche nelle piccole comunità.
E forse è proprio qui che sta il punto: nei luoghi come Chamois, dove “la memoria può diventare terreno comune di dialogo, rispetto e unità”. Dove la democrazia non è uno slogan, ma una pratica quotidiana fatta di partecipazione, presenza, confronto.
La celebrazione ha avuto anche “un carattere conviviale e autenticamente partecipato”, che non è un dettaglio folkloristico, ma sostanza politica: stare insieme è già un atto democratico. Riconoscersi parte di una comunità è il primo passo per difenderla.
In un’epoca in cui tutto corre veloce e la memoria rischia di sbiadire, il 25 Aprile di Chamois ci ricorda una cosa semplice ma essenziale: la libertà non è un’eredità passiva, è una responsabilità attiva. E se resta viva nei piccoli paesi, forse ha ancora una possibilità anche nei grandi scenari.