CULTURA - 25 aprile 2026, 11:45

25 Aprile, la scuola al centro della memoria: l’appello del CNDDU per una Liberazione condivisa

Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani rilancia il ruolo educativo della Festa della Liberazione. Il presidente Romano Pesavento invita a superare le divisioni e a trasformare la memoria in coscienza civile per le nuove generazioni

Romano Pesavento

Non solo una ricorrenza, ma una responsabilità. Il 25 Aprile torna a interrogare la scuola e, con essa, l’intero Paese. A ribadirlo con forza è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che proprio in occasione della Festa della Liberazione rilancia un appello chiaro: fare della memoria un terreno condiviso, vivo, capace di parlare ai giovani.

Il punto di partenza è netto. Il 25 aprile resta una data fondativa della storia italiana, il momento in cui il Paese si è liberato dal nazifascismo e ha avviato il cammino verso la democrazia, i diritti e la nascita della Repubblica. Ma oggi, sottolinea il CNDDU, non basta ricordare: serve comprendere, attualizzare, educare.

«Il 25 aprile rappresenta una data fondativa della nostra storia, ma oggi più che mai interpella la scuola come luogo di formazione e non solo di commemorazione», spiega il professor Romano Pesavento, presidente del Coordinamento. «Non possiamo limitarci alla memoria rituale: dobbiamo renderla viva, accessibile e significativa per le nuove generazioni».

Il richiamo è preciso e, in qualche modo, controcorrente rispetto a un dibattito pubblico spesso polarizzato. Il CNDDU invita infatti a vivere il 25 Aprile come un momento di riappacificazione nazionale, superando contrapposizioni e letture ideologiche che rischiano di svuotare il senso profondo della ricorrenza.

«La Liberazione è stata una stagione complessa», osserva Pesavento, «ma anche un momento straordinario di convergenza tra persone diverse, unite da un obiettivo comune: la libertà. È questo spirito che dobbiamo recuperare oggi, evitando di trasformare la memoria in uno strumento divisivo».

La scuola, in questo scenario, assume un ruolo centrale. Non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma come spazio in cui la memoria storica si trasforma in coscienza civile. Educare al 25 Aprile significa, secondo il CNDDU, accompagnare gli studenti nella comprensione di un principio essenziale: i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte.

«Dobbiamo aiutare i ragazzi a capire che la libertà va difesa ogni giorno», insiste Pesavento. «Non è un dato scontato, ma una conquista fragile, che richiede consapevolezza, responsabilità e partecipazione».

Da qui l’invito alle istituzioni scolastiche a promuovere percorsi didattici capaci di stimolare il pensiero critico, il dialogo e il confronto. Laboratori, dibattiti, attività interdisciplinari: strumenti concreti per restituire agli studenti il significato autentico della Liberazione, andando oltre la semplice celebrazione.

Il messaggio è chiaro anche sul piano più ampio. In un contesto internazionale segnato da conflitti, disuguaglianze e violazioni dei diritti fondamentali, il 25 Aprile non può essere confinato al passato. Diventa, al contrario, una lente attraverso cui leggere il presente.

«Ricordare la Liberazione significa interrogarsi su ciò che accade oggi», sottolinea ancora il presidente del CNDDU. «Dove i diritti vengono negati, viene meno anche la dignità umana. E la scuola ha il compito di formare cittadini capaci di riconoscere e difendere questi valori».

Nel richiamo alla Costituzione, nata dall’esperienza della Resistenza, si chiude il cerchio. Il 25 Aprile, per il Coordinamento, deve essere vissuto come un patrimonio collettivo, capace di unire le generazioni nel segno dei diritti inviolabili, della pace e della giustizia sociale.

Una sfida culturale prima ancora che educativa. Perché, come ricorda Pesavento, «solo attraverso una memoria condivisa e un’educazione consapevole possiamo costruire una società davvero più giusta, inclusiva e libera».

je.fe.