Non è stata una cerimonia qualsiasi. Il 25 Aprile 2026, a Saint-Marcel, si è trasformato in qualcosa di vivo, concreto, quasi urgente. Non una semplice ricorrenza, ma una chiamata collettiva, soprattutto per i più giovani. Alle ore 9:00 il ritrovo davanti al Municipio, poi il corteo fino a Seissogne, dove intorno alle 11:00 si è tenuto il momento più intenso: la commemorazione davanti al monumento ai partigiani caduti. Una presenza ampia, trasversale, con tanti volti giovani mescolati a quelli delle istituzioni e delle associazioni.
E proprio ai giovani si è rivolto con forza il sindaco Gianni Champion, che nel suo intervento ha voluto andare oltre la ritualità:
"Indossare questa fascia tricolore oggi significa farsi carico delle storie di chi, ottantun anni fa, non scelse la comodità del silenzio, ma il rischio della libertà". Parole che pesano, perché raccontano una scelta. E oggi, in un tempo dove tutto sembra più veloce e superficiale, quella scelta torna a interrogare.
Champion ha riportato il 25 Aprile al suo significato più autentico: non memoria statica, ma energia viva. Ha parlato del “battito dei valori della Resistenza”, quelli che hanno dato forma alla Costituzione e che ancora oggi tengono in piedi la democrazia. E poi il passaggio identitario, profondamente valdostano, che tocca corde ancora sensibili: "La nostra identità valdostana s'enracine précisément dans cette lutte".
Un richiamo diretto alle radici della Valle d’Aosta, costruite anche grazie a contadini e operai diventati partigiani, uomini comuni capaci di scelte straordinarie per difendere lingua, terra e dignità.
Non è mancato un affondo sui rischi del presente. Champion ha parlato chiaramente di revisionismo e indifferenza, di quei “venti” che cercano di ridimensionare la Resistenza o di indebolire le istituzioni democratiche. Un messaggio netto, senza ambiguità.
E poi lo sguardo oltre i confini: Ucraina, Medio Oriente. Guerre che sembrano lontane ma che, in realtà, ricordano ogni giorno quanto la pace sia fragile. Non un diritto acquisito, ma una conquista da difendere. Il momento più forte, però, è arrivato nel finale. Senza retorica, diretto:
"Voi siete i custodi di quest'aria di libertà".
Coscritti con Cinzia Avati vice Sindaco, Gianni Champion sindaco e Luca Bertholin delegato ANPI
Un passaggio che ha colpito, perché chiama in causa una generazione spesso accusata di disinteresse, ma che qui è stata responsabilizzata. E ancora: "Non lasciate che il 25 Aprile diventi una pagina polverosa dei libri di storia". Un invito a trasformare la memoria in azione quotidiana, in scelte, in comportamenti. Non eroi, ma cittadini consapevoli. Non partigiani armati, ma – come ha detto il sindaco –
"partigiani della gentilezza e della solidarietà".
La cerimonia si è chiusa con parole semplici ma potenti: restare “Umani”, prima di tutto. E poi il saluto corale, che è suonato quasi come una promessa: “Viva la Resistenza, viva la Valle d’Aosta, viva l’Italia libera e antifascista”.
A rafforzare il valore storico della giornata è stato anche l’intervento di Luca Bertholin, delegato ANPI, che ha riportato alla memoria le azioni della banda Ernesto Menabreaz, attiva proprio sul territorio. Un racconto concreto, fatto di nomi, sacrifici e scelte, capace di rendere tangibile ciò che spesso resta astratto.
Da sn: Sindaco Gianni Champion, Leo Champion e Luca Bertholin
Perché alla fine è questo il punto: la memoria funziona solo se riesce a parlare al presente. E a Saint-Marcel, quest’anno, ci è riuscita. Soprattutto con chi deve portarla avanti.