ATTUALITÀ POLITICA - 22 aprile 2026, 14:15

In tribunale il nodo dei mandati di Testolin accende lo scontro politico: tra difesa tecnica e accuse di “strappo all’autonomia”

Udienza di circa un’ora al Tribunale di Aosta sul ricorso contro l’ineleggibilità del presidente della Regione Renzo Testolin per limite dei mandati. La Regione, attraverso i propri legali, contesta l’interpretazione dei ricorrenti e apre anche alla questione di costituzionalità. In Aula e fuori, la politica si divide duramente tra difesa istituzionale, accuse di forzature e attacchi sulla tenuta dell’autonomia

Renzo Testolin

Una considerazione, prima di tutto: in Valle d’Aosta le questioni giuridiche raramente restano solo giuridiche. E anche questa volta, attorno alla vicenda dell’ineleggibilità del presidente della Regione Renzo Testolin, il confine tra aula di tribunale e aula consiliare è diventato praticamente invisibile.

In Tribunale, l’udienza è durata circa un’ora. Da una parte la difesa della Regione, con gli avvocati Marcello Cecchetti e Riccardo Jans, dall’altra i ricorrenti rappresentati dall’avvocata Sara Fiorucci per Avs. I giudici si sono riservati la decisione, lasciando aperto uno scenario che, almeno nei tempi, resta ancora incerto.

Sul piano tecnico, la posizione della Regione è stata netta. «Contrastiamo l’interpretazione dei ricorrenti che riteniamo abnorme e assurda», ha spiegato l’avvocato Marcello Cecchetti, tracciando subito il perimetro dello scontro giuridico. E il nodo è tutto lì: il significato del limite dei mandati e la sua applicazione concreta.

«Secondo loro questa disposizione vorrebbe dire che un soggetto qualunque che ha ricoperto una qualunque carica in Giunta per tre legislature consecutive, anche per un solo giorno, sarebbe ineleggibile in una quarta, sempre e comunque», ha aggiunto Marcello Cecchetti, evidenziando quella che la difesa considera una forzatura interpretativa.

Ma il ragionamento si è spinto oltre, toccando direttamente il piano costituzionale: «Questa interpretazione viola l’articolo 51 della Costituzione, viola l’articolo 3 perché è palesemente irrazionale e viola l’articolo 15 dello Statuto speciale». E ancora: «Abbiamo sottoposto al giudice la prospettiva di sollevare la questione di costituzionalità, non sulla nostra legge, ma sulla nostra legge come interpretata dai ricorrenti».

Sul fronte opposto, l’avvocata Sara Fiorucci ha mantenuto un approccio soddisfatto ma prudente. «I giudici ci hanno espressamente specificato che non sanno ancora in che tempo potrà essere presa la decisione del Collegio», ha spiegato. «È un tema abbastanza complesso e richiederà tempo». E poi la valutazione sul merito: «Siamo molto soddisfatti e convinti. Abbiamo presentato tutti i nostri argomenti».

Nel mezzo, la politica regionale ha fatto irruzione nella vicenda con toni tutt’altro che soft. In Consiglio, la posizione della maggioranza è stata espressa dal vicepresidente della Regione Luigi Bertschy, che ha scelto una linea di prudenza istituzionale: «Ci riserviamo di non entrare nel merito del dibattito, nel rispetto dell’autorità giudiziaria».

Ma il passaggio più politico arriva subito dopo: «Mi dispiace che alcuni interventi siano stati influenzati da una lettura parziale del ricorso», ha aggiunto Luigi Bertschy, invitando a non alimentare tensioni su documenti non ancora pienamente conosciuti. E ancora: «Noi ci riserviamo di metterli a disposizione, perché come voi amiamo la nostra Regione e la nostra Autonomia».

Da lì in avanti, il dibattito si è acceso.

Durissimo il giudizio del capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi: «Siamo di fronte a una questione politica e istituzionale di estrema gravità». E ancora: «Mettere in discussione una propria legge dopo 19 anni è politicamente gravissimo e rappresenta una macchia indelebile sulla credibilità istituzionale».

Ancora più netto Corrado Bellora della Lega VdA: «Non discuto le scelte tecniche degli avvocati, ma politicamente il giudizio è opposto: è una scelta vergognosa». E la stoccata finale: «Essere autonomisti non significa parlare di autonomia, significa difenderla nel concreto».

Sempre dall’opposizione, Fulvio Centoz (Pd) ha spostato il baricentro interno: «È un problema politico tutto interno all’Union Valdôtaine che si sta cercando di trasformare in un problema giuridico». Poi l’appello diretto ai vertici autonomisti: «Assumetevi la responsabilità politica di questo momento».

Sulla stessa linea Andrea Manfrin (Lega VdA): «Un Presidente che mette in discussione la legittimità costituzionale di una legge approvata dallo stesso Consiglio sta anteponendo sé stesso alla Regione».

Più istituzionale ma altrettanto preoccupata Eleonora Baccini (La Renaissance Valdôtaine): «Si apre una frattura non solo giuridica ma anche politica ed etica. È una crisi di fiducia».

Molto netto anche Marco Carrel (Autonomisti di Centro): «Oggi è un giorno tra i più tristi degli ultimi 80 anni della nostra Autonomia».

Infine Andrea Campotaro (Avs) ha messo l’accento anche sull’aspetto economico e di principio: «È singolare che la Giunta abbia scelto di impegnare oltre 21.000 euro di risorse pubbliche per sostenere una posizione che attiene alla sfera personale». E poi il passaggio più politico: «Chiedere di abrogare una norma approvata dal Consiglio per applicarla al caso specifico è un precedente pesantissimo».

Ora la parola torna ai giudici. Ma, come spesso accade in Valle d’Aosta, la sentenza non chiuderà solo un fascicolo: riaprirà inevitabilmente anche il confronto politico su autonomia, regole e rapporti di forza dentro le istituzioni regionali.

pi.mi.