ATTUALITÀ - 22 aprile 2026, 17:00

Il cammino sui luoghi della Resistenza tra la Certosa 1515 e la Sacra di San Michele

Oltre 80 partecipanti all’escursione sul Monte Ciabergia, tra natura, storia e memoria della Resistenza. Un itinerario ad anello ricco di tappe simboliche, riflessioni civili e testimonianze, lungo i sentieri partigiani della Val Sangone e della bassa Valle di Susa

E' stato un susseguirsi di zone di elevato pregio naturalistico e culturale, di antiche borgate, di splendidi punti panoramici, di sentieri tematici e di soste in luoghi della memoria e della storia locale, dove le riflessioni sulla Guerra di Liberazione e sulla Resistenza al nazifascismo sono state occasioni per condividere i valori morali e civili, radici dell’Italia repubblicana.

L’escursione è stata organizzata da diverse sezioni tematiche e territoriali del CAI (TAM, UGET, Torino, sottosezione GEB, Intersezionale Valle Susa e Val Sangone, sottosezione Avigliana), dalle sezioni ANPI di Avigliana e di Giaveno-Valsangone, dall’Ecomuseo della Resistenza della Valsangone e dal Comitato Resistenza Colle del Lys, da Pro Natura Piemonte e dagli Ecovolontari di Avigliana, ed ha ricevuto i patrocini della Città Metropolitana di Torino, delle Unioni Montane della Valle Susa e dei Comuni Montani della Valsangone, della Città di Avigliana e dei Comuni di Valgioie, Chiusa di San Michele e di Sant’Ambrogio di Torino (Comuni dove si snoda l’itinerario percorso).

Sono doverosamente da segnalare le collaborazioni ricevute, in particolare dalla Certosa 1515, dagli AIB di Valgioie e di Chiusa di San Michele, da Scuola per Via e da Turismo Torino e Provincia, ma anche dalla F.I.E. (Federazione Italiana Escursionismo), da Mountain Wilderness e da Valle di Susa – Tesori d’arte e cultura alpina.

Il percorso ad anello ha visto la Certosa (650 m) come punto di partenza e di arrivo. Il benvenuto è stato dato dal coordinatore dell’escursione Arnaldo Reviglio, al quale han fatto seguito quelli dei rappresentanti del CAI: l’accompagnatore emerito Lodovico Marchisio, ormai 79enne, che, nonostante le patologie che lo affliggono, non demorde nell’essere sempre coinvolto e attivo, e Giampiero Salomone; del referente dell’ANPI di Avigliana Rino Marceca; del presidente dell’Associazione Amici di Avigliana Silvio Amprino (che ha anche predisposto un opuscolo con vari riferimenti della Resistenza sui nostri territori); della volontaria della Certosa Annamaria Gugole e del sindaco di Avigliana Andrea Archinà.

Diverse le soste, più o meno brevi, che si sono susseguite: la Ca’ du Fra, sul sentiero “Via Sacra”, col caratteristico masso erratico; lo stagno della Cumba ‘d Cumpar Robert, con le riflessioni di impronta naturalistica di Ilaria Salotti di Scuola per Via; la fontana (risorta a nuova vita grazie ad alcuni Ecovolontari e, in particolare, a Bruno Castelli – anche ideatore dei nostrani EcoPresepi –), dove ora risalta lo scritto dell’ecologista ante litteram Gianfranco Salotti (scomparso nel 2012): “è chiuso, qui il bosco da secolari castagni, e tra i massi caotici, morbidi di soffici muschi, distillano gocce che diventano fonte”.

Tra estensioni di aglio ursino si sono raggiunte le prese dell’acquedotto e, successivamente, dopo il masso erratico Roc du Martel e un bel vialetto contornato da muretti a secco, si è raggiunto il belvedere di Combravino (borgata di Valgioie), con al centro i laghi di Avigliana.

Ripercorrendo poi un tratto dei sentieri dei Partigiani, che dall’Alta Val Sangone rientravano a far visita ai loro familiari transitando per quelli meno visibili, si è giunti al belvedere di Modoprato (altra borgata). Qui Alessandra Maritano dell’Ecomuseo della Resistenza di Coazze-Valsangone ha brevemente ricostruito alcuni tragici eventi del periodo tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945; sono di seguito intervenuti Ester Perotto, consigliera comunale di Valgioie, e Luigi Angelino, rappresentante dell’ANPI Giaveno Valsangone, ideatore di “Poesie in cammino”.

Ulteriore breve sosta, non lontano dalla località Trucetti, per ricordare i due giovani fratelli istriani Mario e Raoul Clementi, fucilati dai tedeschi durante un rastrellamento il 28 novembre 1944.

Attraverso le borgate Modoprato e Chiodrero (presso la vecchia sede municipale la lapide per i Caduti di tutte le guerre), si è giunti a Chiapero per sostare presso il cippo in memoria del tragico eccidio del 26/5/1944. Oltre alla rievocazione storica della carneficina perpetrata e alla lettura dei nomi dei 10 Partigiani fucilati, c’è stato il commovente ricordo di un testimone diretto, il 90enne Piero Maritano, allora bambino di 8 anni.

Successiva tappa al Colle Braida (1007 m) per il pranzo al sacco dove, prima della ripartenza, ci si è soffermati presso il pannello situato sul traguardo della cronoscalata che parte da Avigliana Laghi, imperniata sulla rievocazione delle imprese del “campione dimenticato” Giovanni Valetti, vincitore del Giro d’Italia nel 1938 e nel 1939 (e del Giro della Svizzera 1938).

Un bel sentiero ha condotto alla località Buonaria (dal nome del vecchio albergo-ristorante), sul luogo antistante il cippo commemorativo del primo tragico evento della funesta giornata del 26 maggio, dove sono stati barbaramente fucilati i primi undici Partigiani (dei 41) prelevati presso le Carceri Nuove di Torino (poi 10 a Chiapero di Valgioie, come sopra ricordato, 10 a Giaveno e 10 a Coazze). È seguita la lettura dei nomi e della poesia scritta dal padre di uno dei Caduti.

L’accoglienza nell’attigua Basinatto (borgata di Chiusa di San Michele) è avvenuta grazie al “custode” della medesima, Dorino Gusmeroli, che ha aperto la Cappella dedicata alla Madonna della Neve e ha illustrato le sue opere consistenti in numerose sculture di legno raffiguranti anche animali abitatori dei boschi, molte delle quali fanno rivivere le piante seccate.

Si prosegue su vecchia mulattiera selciata e ben mantenuta, scorgendo diversi massi erratici, tra i quali il Roc Sciapà, e bellissime faggete, per raggiungere il sentiero 503 (mulattiera che da Chiusa di San Michele sale al Colle della Croce Nera e poi alla Sacra di San Michele) in località Croce Rossa (il 502 è la storica mulattiera da Sant’Ambrogio e il 501 parte dal centro storico di Avigliana).

Di qui ci si inerpica sul sentiero citato, con sosta, poco prima di giungere al trafficato Colle, alla Cava d’Andrade (già Picrìa – sito dei picapera –), dal nome dell’architetto portoghese incaricato dai Savoia per i lavori di restauro conservativo della Sacra di San Michele, eseguiti all’inizio del secolo scorso. Qui i blocchi di pietra di ottima qualità (prasinite) venivano prelevati e semilavorati in loco, poi caricati su carrellini minerari e portati, tramite una piccola “decauville”, alla teleferica per essere trasportati al cantiere dell’abbazia, in particolare per la costruzione dei pilastri e degli archi rampanti dalla Porta dello Zodiaco alla chiesa sommitale. La pietra è stata anche utilizzata per la costruzione dei sarcofagi (alcune delucidazioni sono state fornite dall’escursionista Caterina Maritano Cialiè Rosso).

Dopo la pausa caffè alla Croce Nera si è intrapresa la Strada dei Principi, con soste presso i belvedere del Farò e della vicina Punta dell’Ancoccia (con la Sacra in primo piano e lo sfondo dei monti della Val Susa, con lo svettante Rocciamelone da un lato e, dall’altro, l’ampio panorama con i laghi di Avigliana, il Musiné, Torino e la sua collina, la morenica da Rivoli al Moncuni e i primi rilievi montuosi della Valsangone); poi al Pian di Fan, con la vicina cascina Pogolotti, dove gli ultimi della comitiva hanno potuto conferire con Carlo Guerra della Cooperativa Agricola L’APE LLegrina, ideatore del progetto Princìpi Pellegrini DiVangAzioni; quindi alla Mortera (borgata di Avigliana) per ricordare l’eccidio del 6 aprile 1944 di quattro Partigiani e di una civile (la signora che gestiva la trattoria/osteria della borgata e che in braccio aveva il giovanissimo nipotino rimasto illeso); infine alla fonte di San Francesco, sopra il rio omonimo, in mezzo a una distesa profumata di aglio ursino.

Di qui, dopo pochi minuti, il rientro alla Certosa (dove, tra l’altro, sino al 17 maggio si può visitare la mostra personale di Francesco Blaganò di arte contemporanea “Side specific”).

Sicuramente a molti sono sovvenute le parole di Piero Calamandrei: “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i Partigiani… dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità…”, mentre si assaporava il significato autentico delle bellezze del territorio e della storia, più e meno recente, dei luoghi. Parafrasando Mario Rigoni Stern: “sono ritornati i prati… dopo la barbarie”.

Un doveroso ringraziamento per la manutenzione dei sentieri va agli Ecovolontari di Avigliana e alle squadre AIB di Valgioie e di Chiusa di San Michele, agli AIB di Sant’Ambrogio per la recente collocazione della “Rosa dei Venti” alla Punta dell’Ancoccia, a Roberta Maffiodo, che ha allietato i presenti con alcuni canti, fra i quali lo storico “Partigiano di Valle Susa”, ovviamente ai conduttori dell’escursione Arnaldo Reviglio, Claudio Ronzoni, Giampiero Salomone e Matteo Zanfabro, e a tutti coloro che hanno contribuito, con il loro apporto, al buon esito dell’indimenticabile giornata. 

Marina Portigliatti

red