C’è qualcosa di profondamente cinematografico nella montagna: è un luogo che non fa sconti, che costringe a scegliere, che amplifica silenzi e identità. Non stupisce allora che proprio da lì arrivino storie capaci di farsi spazio in uno dei palcoscenici più autorevoli del cinema di settore, il Trento Film Festival, in programma dal 24 aprile al 3 maggio.
Quest’anno, tra le immagini che scorreranno sullo schermo, ci saranno anche tre sguardi valdostani, tre modi diversi di raccontare un territorio che non è mai solo sfondo, ma protagonista.
Accanto al lungometraggio, il festival apre spazio anche a due cortometraggi che nascono da un progetto preciso, quasi una fucina creativa: “Match & Catch”, il concorso ideato dalla Film Commission Vallée d’Aoste per mettere in relazione autori e produttori e trasformare idee in immagini.
Il primo, “Prima dell’Aurora” di Chiara Zoja, sarà proiettato il 25 aprile nella sezione Terre alte. E già la data non è casuale. Il cortometraggio scava nella memoria della Resistenza attraverso la figura di Aurora Vuillerminaz, partigiana uccisa nel 1944 a soli 22 anni. Una storia che è insieme personale e collettiva, fragile e potente, come certe albe che arrivano dopo la notte più lunga. Prodotto da L’Eubage, il film vede la stessa Gallone in un doppio ruolo, direttrice della fotografia e tutor alla regia, quasi a creare un passaggio di testimone tra generazioni di sguardi. Una seconda proiezione è prevista il 30 aprile.
A fare da filo rosso tra queste opere è proprio il territorio: non cartolina, ma materia viva, contraddittoria, a volte scomoda. Un territorio che viene interrogato, raccontato, messo in discussione.
Non nasconde la soddisfazione Alessandra Miletto, che parla di “un contesto di grande rilievo per il cinema di montagna e documentario” e sottolinea come questo risultato sia “la conferma concreta di un lavoro costante”, capace di attrarre produzioni ma anche – e forse soprattutto – di far crescere competenze e autori locali. Parole che suonano come una rivendicazione, ma anche come una dichiarazione di intenti: investire nell’audiovisivo non è un lusso culturale, è una strategia.
E in effetti, guardando questa selezione, il messaggio è chiaro: la Valle d’Aosta non è più solo un set, ma anche un laboratorio creativo. Un luogo dove le storie nascono, si formano e poi partono, come fiumi di montagna, per cercare il loro spazio altrove.
Il Trento Film Festival, da questo punto di vista, diventa una vetrina ma anche uno specchio. Riflette ciò che si muove ai margini – geografici e culturali – e lo restituisce al centro della scena. E quest’anno, in quello specchio, la Valle d’Aosta sembra riconoscersi un po’ di più.