Governo Valdostano - 20 aprile 2026, 20:08

Gallerie di Sorreley, cinque anni dopo scoppia il caso: Testolin scopre ora i disagi

Dopo anni di viabilità compressa e cantieri, la chiusura totale delle gallerie riaccende le polemiche. Sindaci e territori chiedono garanzie, mentre la Regione invita alla calma. Ma le contraddizioni emergono tutte, e il tempo delle sorprese sembra finito

Nelle foto fasi dell'incontro

C’è un paradosso che aleggia pesante sulla vicenda della chiusura delle gallerie di Sorreley: oggi si scoprono i disagi, dopo cinque anni in cui automobilisti e pendolari convivono già con una viabilità ridotta, tra corsie alternate e limitazioni ai mezzi pesanti. Come se il problema nascesse adesso, e non fosse sotto gli occhi di tutti da tempo.

La riunione del Comitato tecnico sulla viabilità, convocata in Regione, avrebbe dovuto chiarire i nodi. Invece li ha moltiplicati. Da una parte i territori, dall’altra le rassicurazioni istituzionali. In mezzo, una sensazione diffusa: si sta rincorrendo l’emergenza senza averla mai davvero governata.

Il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, insieme al presidente dell’Unité Mont-Émilius Fabrizio Bertholin e al presidente dell’Unité Grand Combin Gabriel Diemoz, non usa giri di parole: servono certezze tecniche, non rassicurazioni generiche. La richiesta è chiara, quasi una diffida istituzionale: dimostrare che la chiusura totale sia davvero inevitabile, con una valutazione indipendente e dati alla mano.

Nel frattempo, la realtà è già lì a presentare il conto. Cantieri programmati in via Roma, via Mont-Émilius e sulla rotonda di Saraillon rischiano di sovrapporsi alla chiusura delle gallerie, trasformando il nodo di Aosta in un imbuto perfetto. “I disagi per lavoratori pendolari e turisti sarebbero rilevanti”, avverte Rocco, fotografando una situazione che non ha nulla di teorico.

Eppure, sul tavolo del Comitato operativo per la viabilità, la linea è un’altra. I tecnici della società autostradale ribadiscono che i lavori sono “assolutamente necessari e indifferibili”, richiamando le norme europee sulla sicurezza e i precedenti drammatici che hanno segnato la storia delle gallerie alpine. Tradotto: non si può fare diversamente.

I numeri, snocciolati dalla Protezione civile, sembrano voler ridimensionare l’allarme: poco più di 200 veicoli in più all’ora al mattino, picchi oltre i 400 nel tardo pomeriggio, con code stimate tra i 500 e i 600 metri. Dati che, letti così, sembrano quasi gestibili. Ma che, incrociati con la rete urbana già sotto pressione, raccontano tutt’altra storia.

E qui entra in scena il presidente della Regione, Renzo Testolin, che oggi dice di “condividere le preoccupazioni” dei sindaci e invita a mettere in campo tutte le misure possibili per ridurre i disagi. Un’apertura, certo. Ma anche una presa d’atto tardiva, che suona inevitabilmente stonata.

Perché la domanda resta sospesa, quasi inevitabile: dov’era questa consapevolezza negli ultimi anni? Dov’era mentre la viabilità veniva progressivamente compressa, mentre i camion venivano deviati, mentre cittadini e imprese imparavano a convivere con una normalità già straordinaria? Dov'era quando la società non rispondeva alle sollecitazioni dei giornalisti?

Oggi si apre un “confronto”, si promettono altri incontri, si invita a inviare osservazioni. Ma il rischio è che il tempo del confronto arrivi quando le decisioni sono già prese e i cantieri pronti a partire.

Nel gioco delle parti, ognuno tiene la propria linea: i territori chiedono certezze, i tecnici rivendicano l’obbligo normativo, la politica prova a mediare. Ma la sensazione è che manchi una regia vera, capace di anticipare i problemi invece di inseguirli.

E così, mentre si discute di dati, flussi e metri di coda, resta una verità difficile da ignorare: i disagi non sono una sorpresa. Sono una realtà annunciata da anni. Solo che, fino a ieri, sembrava conveniente non vederli.

pi.mi.