FEDE E RELIGIONI - 20 aprile 2026, 08:00

Leone XIV: come insegna Maria, trionfa l’amore e non la guerra

Nel Santuario di Mamã Muxima, in Angola, il Papa richiama il mondo al primato dell’amore sulla violenza. Tra memoria storica, fede popolare e impegno sociale, un messaggio forte rivolto soprattutto ai giovani: costruire una società più giusta, senza guerre né ingiustizie

Nel cuore dell’Angola, a circa 130 chilometri da Luanda, sulle rive del fiume Kwanza, si erge da secoli un luogo che custodisce insieme fede, storia e memoria: il Santuario di Mamã Muxima. Qui, dove la devozione popolare si intreccia con le ferite del passato – quelle della tratta degli schiavi e delle rotte coloniali – Leone XIV ha voluto sostare in preghiera, affidando alla Vergine un messaggio semplice e radicale: è l’amore che deve vincere, non la guerra.

Nel pomeriggio del 19 aprile, davanti a circa 30mila fedeli, il Pontefice ha guidato la recita del Rosario in un clima di intensa partecipazione. Pellegrino tra i pellegrini, ha condiviso un momento che ha unito lingue, generazioni e storie diverse, restituendo l’immagine di una Chiesa viva, giovane, profondamente radicata nella vita delle persone.

Mamã Muxima – “Madre del Cuore” nella lingua kimbundu – è da secoli punto di riferimento per migliaia di fedeli che qui portano speranze, dolori e preghiere. Un santuario che non è solo luogo di culto, ma spazio simbolico dove si incontrano fede e storia. Proprio da questo luogo, segnato anche dal dramma della deportazione degli schiavi verso il Brasile, il Papa ha rilanciato un appello universale: trasformare la memoria in responsabilità.

Nel suo discorso, pronunciato in portoghese, Leone XIV ha sottolineato come Maria continui ad “ascoltare tutti e pregare per tutti”, tenendo vivo il cuore della Chiesa attraverso la fede semplice e concreta del popolo. Ed è proprio da questo cuore materno che nasce l’invito più forte: imparare ad amare “in modo concreto e generoso”, prendendosi cura degli altri, soprattutto dei più fragili.

Il richiamo del Pontefice non è rimasto sul piano spirituale, ma si è fatto profondamente sociale. Il pensiero è andato a chi soffre: a chi ha fame, ai malati, ai bambini privi di istruzione, agli anziani soli. Una visione integrale della dignità umana, che chiama ciascuno a diventare protagonista di un cambiamento reale.

«La Madonna ci chiede di lasciarci coinvolgere dai sentimenti del suo cuore», ha affermato, esortando i fedeli a diventare operatori di giustizia e portatori di pace. Un messaggio che assume un significato ancora più forte in un contesto globale segnato da conflitti e disuguaglianze crescenti.

Particolarmente intenso il passaggio rivolto ai giovani. Guardando al progetto della nuova basilica in costruzione a Muxima, Leone XIV ha indicato alle nuove generazioni una responsabilità precisa: costruire un mondo diverso, libero da guerre, ingiustizie e miseria. Non un’utopia astratta, ma un impegno concreto, radicato nei valori del Vangelo e nella capacità di trasformare le strutture sociali.

In questo senso, la fede non appare come rifugio, ma come forza attiva nella storia. Il Rosario, guidato da giovani, famiglie e religiosi, diventa così non solo preghiera, ma esercizio di comunità, educazione alla responsabilità e alla solidarietà.

A chiusura dell’incontro, il Papa ha richiamato il mistero pasquale, ricordando che Cristo ha vinto la morte e aperto una via di speranza per l’umanità. Una strada “luminosa e impegnativa”, che passa attraverso l’impegno quotidiano e la capacità di portare agli altri la luce del Risorto.

Nel silenzio della sera africana, tra canti e applausi, il messaggio di Leone XIV resta scolpito nella semplicità delle sue parole: donarsi agli altri, costruire pace, scegliere l’amore. Perché, come insegna Maria, è solo l’amore che può davvero cambiare la storia.

LEGGI QUI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

red