C’è qualcosa che va oltre la semplice competizione nelle Batailles de Reines. A Gignod, nel cuore della Coumba Freida, la quarta eliminatoria di primavera del 69° Concours Régional Batailles de Reines si è trasformata ancora una volta in un racconto collettivo fatto di radici, orgoglio e appartenenza.
Sotto un cielo limpido, tra il sole che accarezza i pendii e l’aria ancora pungente di primavera, 139 bovine sono scese in arena davanti a un pubblico numeroso e partecipe. Un numero importante, segno di una tradizione viva: 148 le iscritte, suddivise in 29 di prima categoria, 48 di seconda e 62 di terza.
Qui, tra pascoli e stalle, la zootecnia non è solo economia, ma cultura materiale, memoria tramandata e identità condivisa. Ogni reina porta con sé una storia fatta di lavoro quotidiano, selezione, cura e dedizione familiare.
Caprice incarna perfettamente lo spirito della razza valdostana: forza controllata, intelligenza animale e una naturale predisposizione al confronto. Sul terzo gradino del podio si piazza Bataillon di Aurelio Cretier di Saint-Christophe, seguita da Belleville di Angelo Letey di Valpelline.
In questa categoria emerge con chiarezza il lavoro di selezione portato avanti negli anni dagli allevatori valdostani. Non è solo una questione di vittoria, ma di continuità genetica, di conoscenza tramandata e di un rapporto quasi simbiotico tra uomo e animale. Caprice, con i suoi 810 kg che le valgono anche il titolo di Regina del peso, diventa così simbolo di una zootecnia che unisce tradizione e qualità.
Terza posizione per Victoire, sempre della Società La Borettaz, mentre al quarto posto si piazza Merveille di Secondo Ferré di Villeneuve. Una categoria che mette in luce non solo la forza fisica, ma anche la capacità strategica degli animali, frutto di un allevamento attento e consapevole.
Malizia rappresenta bene quella fascia intermedia dove emergono nuove protagoniste, spesso destinate a diventare le regine di domani. È qui che si costruisce il futuro della tradizione: nelle stalle, nella selezione, nella passione quotidiana degli allevatori che investono tempo ed energie per mantenere vivo un patrimonio unico.
Sul podio anche Mirage di Marguerettaz-Vallet di Gignod e Magaly dell’azienda agricola Verney di Gressan. Giovani bovine che rappresentano il ricambio e la continuità di una tradizione che non si limita a sopravvivere, ma evolve.
In questa categoria si respira l’entusiasmo delle nuove leve, ma anche la responsabilità di custodire un patrimonio culturale che affonda le radici nei secoli. Ogni sfida è un tassello di un percorso più ampio, che lega passato e futuro attraverso la cura degli animali e il rispetto dei ritmi della montagna.
A sottolineare il valore profondo della giornata è il presidente dell’Association Régionale Amis des Batailles de Reines, Roberto Bonin: «Non è solo competizione: ogni battaglia è regolamentata, mai cruenta, perché il nostro primo rispetto va alle reines. Dietro ogni animale c’è una famiglia, una stalla, una fatica silenziosa. La Coumba Freida è la prova che la tradizione vive dove l’uomo sa ancora ascoltare la montagna».
Parole che raccontano meglio di ogni risultato il senso autentico di questa manifestazione: un rito collettivo, identitario, capace di unire comunità, territori e generazioni.