ECONOMIA - 18 aprile 2026, 11:04

Fino il 4 maggio niente pensioni

E ci sarà chi se la troverà più leggera per le trattenute INPS

Il punto è proprio questo: si continua a ragionare in termini amministrativi, ma l’impatto è sociale. Il pagamento slitta al primo giorno bancabile utile e quindi lunedì 4 maggio, sia per gli accrediti su conto corrente sia per il ritiro in contanti negli uffici postali. Tradotto: niente soldi nel weekend lungo, proprio quando molte famiglie affrontano spese fisse o semplicemente cercano di tirare avanti fino a fine mese. Non è un dettaglio, è una fragilità strutturale.

Nel frattempo, attorno al cedolino di maggio 2026 si è creata anche una certa confusione, alimentata da aspettative di aumenti che in realtà non riguardano tutti. L’unico intervento concreto, chiarito dall’INPS con il messaggio n. 787 del 5 marzo 2026, interessa una platea molto specifica: alcuni pensionati ex Inpdap. Si tratta di casi in cui il calcolo della pensione di vecchiaia è stato effettuato in modo errato rispetto alle regole sulle aliquote di rendimento introdotte dalla legge di Bilancio 2024.

In queste situazioni, l’Istituto ha riconosciuto il diritto al riesame d’ufficio e al pagamento degli arretrati, con tanto di interessi o rivalutazione. Ma attenzione: questo non significa che a maggio arriveranno automaticamente soldi in più per tutti gli interessati. I tempi tecnici non sono uniformi e, soprattutto, manca una comunicazione ufficiale che fissi una data valida per tutti. Il rischio è che qualcuno si aspetti un aumento immediato e poi si trovi davanti a un cedolino invariato.

Anzi, per molti pensionati la sorpresa potrebbe essere opposta: un importo più leggero. Il motivo sta nelle trattenute che continuano a incidere mese dopo mese. Le addizionali regionali e comunali vengono spalmate da gennaio a novembre, mentre da marzo è partito anche l’acconto comunale per il 2026. A questo si aggiunge il fatto che eventuali conguagli o recuperi possono comparire senza troppo preavviso, riducendo l’importo netto.

È vero che da marzo è stata applicata la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, con il recupero delle mensilità precedenti. Ma quell’effetto positivo si è già visto nei mesi scorsi. A maggio, quindi, non ci sarà alcun “bonus” generalizzato capace di compensare nuove trattenute o eventuali ricalcoli.

Il risultato è un quadro poco rassicurante: da un lato ritardi nei pagamenti dovuti al calendario, dall’altro un sistema di calcolo e trattenute sempre più complesso, difficile da decifrare per chi non ha dimestichezza con sigle e meccanismi fiscali. E infatti l’unico modo per capire davvero cosa succederà è accedere al cedolino nell’area personale MyINPS, dove vengono riportati importi, variazioni e motivazioni. Ma anche qui si apre un altro problema: non tutti gli anziani hanno accesso facile agli strumenti digitali, e questo crea un ulteriore divario.

In definitiva, più che un mese di aumenti, maggio rischia di essere un mese di incertezze. E quando si parla di pensioni, l’incertezza non è mai una buona notizia. Perché dietro ogni cedolino non c’è un numero, ma una persona che deve far quadrare i conti. E che, per qualche giorno in più senza accredito o per qualche trattenuta inattesa, può trovarsi davvero in difficoltà.

je.fe.