Ha superato il milione di firme, e con largo anticipo rispetto ai tempi previsti, l’Iniziativa dei cittadini europei che chiede la sospensione totale dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele. Un traguardo significativo, che testimonia una mobilitazione diffusa in diversi Paesi membri e che si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulle violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi.
Anche la Valle d’Aosta ha contribuito alla raccolta, seppur con numeri inevitabilmente contenuti. Non è possibile quantificare con precisione le adesioni online, ma nella giornata di sabato 11, durante un presidio organizzato in piazza Arco d’Augusto ad Aosta dal movimento BDS insieme all’alleanza Uniti a Sinistra, sono state raccolte circa un centinaio di firme. Un dato accompagnato da un interesse più ampio: numerosi passanti hanno infatti ritirato volantini informativi, esprimendo condivisione rispetto all’iniziativa.
Gli organizzatori non intendono fermarsi. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere alta la pressione sull’Unione Europea affinché venga sospeso un accordo ritenuto incompatibile con le attuali politiche dello Stato israeliano. “Torneremo in piazza”, fanno sapere, ribadendo la volontà di proseguire la mobilitazione contro quello che definiscono un sostegno economico e politico a un Paese accusato di crimini di guerra e contro l’umanità.
Nel mirino degli attivisti c’è in particolare l’articolo 2 dell’accordo di associazione UE-Israele, che vincola le relazioni tra le parti al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Un principio che, secondo i promotori dell’iniziativa, sarebbe stato ampiamente disatteso. A rafforzare questa posizione viene richiamato anche l’intervento della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja che, già nel gennaio 2024, aveva ordinato a Israele di adottare misure concrete per prevenire atti di genocidio, contrastare l’incitamento e migliorare le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza.
Nonostante ciò, l’Unione Europea continua a mantenere relazioni economiche strette con Israele, confermandosi come il suo principale partner commerciale. Un elemento che alimenta ulteriori critiche, soprattutto alla luce dei finanziamenti erogati attraverso il programma Orizzonte Europa, da cui Israele beneficia per oltre un miliardo di euro, anche per progetti con potenziali applicazioni militari.
Per i promotori della campagna, la risposta popolare deve ora crescere ulteriormente. Il superamento della soglia minima rappresenta infatti solo un primo passo in un percorso che punta a incidere concretamente sulle scelte politiche dell’Unione. La mobilitazione, assicurano, continuerà nelle piazze e nei territori, con l’obiettivo di allargare il consenso e mantenere alta l’attenzione su una questione che resta al centro del confronto politico europeo.