ATTUALITÀ ECONOMIA - 17 aprile 2026, 06:12

Sciopero dei giornalisti, tra adesioni e silenzi: la Valle d’Aosta c’è, ma non basta

Sostegno diffuso alla mobilitazione del 16 aprile per contratto, equo compenso e dignità del lavoro. Centrale il ruolo dell’Associazione Stampa Valdostana-FNSI, mentre non mancano le assenze che fanno discutere

Una delegazione Asva-Fnsi, terzo da ds Alessandro Mano presidente Asva-Fnsi

L’informazione italiana si è fermata ancora una volta. Il 16 aprile 2026 segna la terza giornata di sciopero in pochi mesi, nell’ambito della mobilitazione promossa dalla FNSI per il rinnovo del contratto di lavoro con la FIEG, scaduto da oltre dieci anni. Una vertenza che tiene insieme salario, equo compenso per i freelance e, soprattutto, il futuro stesso del giornalismo.

Le adesioni non sono mancate. Dall’USIGRAI all’Unione nazionale giornalisti pensionati, fino al sostegno della SLC CGIL, il fronte sindacale si è mostrato compatto. «Pieno sostegno alle rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore dell’informazione», si legge in una delle prese di posizione. Anche i giornalisti pensionati, pur non partecipando direttamente all’astensione, hanno invitato a evitare qualsiasi collaborazione professionale nella giornata di sciopero, chiedendo attenzione e coerenza.

La mobilitazione nasce da una situazione ormai incancrenita: un contratto fermo da oltre un decennio, stipendi erosi dall’inflazione e una precarizzazione crescente che colpisce soprattutto i lavoratori autonomi. «Il contratto deve essere rinnovato per rispondere alle nuove modalità dell’informazione e dare risposte sul fronte dei salari», è la linea ribadita dal sindacato.

In Valle d’Aosta, il punto di riferimento resta l’Associazione Stampa Valdostana, articolazione territoriale della FNSI e unico sindacato realmente strutturato sul piano organizzativo, con una sede operativa e organi direttivi attivi. Un presidio tutt’altro che formale, che rappresenta oggi l’unico spazio collettivo di tutela e rappresentanza per i giornalisti valdostani.

L’Associazione si prepara inoltre a un passaggio chiave: in autunno si riunirà in assemblea per il rinnovo degli organi statutari. Un momento che, alla luce delle tensioni del settore, assume un valore politico oltre che sindacale. Perché la forza di una categoria passa anche dalla sua capacità di organizzarsi, partecipare e decidere.

Non è un caso che anche a livello locale siano arrivate adesioni convinte alla giornata di sciopero, come quella di testate del territorio e il sostegno politico espresso da Uniti a Sinistra, Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista. «La dignità del lavoro giornalistico incide direttamente sulla qualità dell’informazione e quindi sul livello della democrazia», sottolineano.

E qui si arriva al punto più scomodo. Perché accanto alle adesioni, ci sono stati anche i silenzi. E in un momento come questo, il silenzio pesa.

Non aderire allo sciopero, mentre si rivendicano diritti basilari e si denuncia una precarizzazione ormai strutturale, non è una scelta neutra. È una presa di posizione, anche se non dichiarata. In un settore già fragile, ogni defezione indebolisce la credibilità della battaglia collettiva e, di fatto, rafforza chi ha interesse a mantenere lo status quo.

Fa discutere anche il contesto istituzionale. Stupisce che il Presidente della Regione non abbia trovato dieci minuti per ricevere una delegazione dell’Asva. Un segnale che, al di là delle intenzioni, rischia di essere letto come distanza rispetto a una vertenza che riguarda un pilastro della vita democratica.

Perché è questo il nodo: pochi giornalisti, sottopagati e precari, non possono garantire un’informazione libera, capace di controllare il potere, contrastare la disinformazione e assicurare pluralismo.

Lo sciopero del 16 aprile non è solo una tappa sindacale. È un test di consapevolezza collettiva. E, almeno in parte, il risultato lascia ancora spazio a più di una domanda.

pi.mi.