ATTUALITÀ - 10 aprile 2026, 12:30

Quasi 600 mila euro l’anno alle ditte private. E se il Comune si riprendesse i suoi giardinieri?

Il Comune di Aosta spende quasi 600 mila euro l’anno per esternalizzare la manutenzione del verde pubblico. Ma i conti mostrano che una squadra comunale costerebbe meno. Tra inerzia amministrativa e mancanza di analisi comparative, resta una domanda aperta: perché non riportare il servizio in house?

Foto repertorio

È aprile: i tigli lungo i viali gonfiano le gemme e in Comune arriva la solita pratica, l’appalto per il verde pubblico. Un documento che profuma più di routine che di primavera. Si compila, si approva, si pubblica. Una ditta vince, una squadra arriva, taglia, pota, irriga. Poi, l’anno dopo, si ricomincia, come se il tempo non passasse mai.

Aosta, però, nel frattempo cambia: cresce, invecchia, si riempie di nuovi quartieri e nuovi bisogni. E il suo verde — 170 aree, 4.000 alberi, parchi, scarpate, fioriere — resta lì a ricordare che una città non è solo pietra e traffico, ma anche manutenzione quotidiana, cura, presenza.

Il numero che fa scattare la domanda è 587 mila euro. Tutti destinati a imprese private. Non è una cifra che urla o scandalizza, non finisce in prima pagina. Ma resta lì, ostinata, come un sassolino nella scarpa. E a un certo punto la domanda arriva, inevitabile: con quei soldi, quanti giardinieri comunali si potrebbero assumere?

Basta scorrere la pagina dell’Ufficio Verde Pubblico per avere la fotografia: sfalci, potature, bagnature, abbattimenti, impianti d’irrigazione. Tutto esternalizzato. Perfino le verifiche di stabilità degli alberi — quelle che decidono se un platano può restare in piedi o va abbattuto — sono affidate a professionisti esterni.

Il Comune, in questa storia, è un proprietario che non mette mai le mani nella terra. Pianifica, controlla, firma determine. Ma non pianta, non taglia, non irriga.

È un modello nato negli anni Novanta, quando esternalizzare sembrava la scorciatoia perfetta: meno personale, meno costi, più efficienza. O almeno così si pensava.

E se si tornasse a fare da sé?

Oggi i conti raccontano un’altra possibilità. Secondo il CCNL Funzioni Locali, un operaio giardiniere costa tra i 35 e i 38 mila euro l’anno, un caposquadra tra i 45 e i 52 mila. Una squadra comunale realistica potrebbe essere composta da un caposquadra esperto, sei operatori specializzati e due operatori di base: nove persone in totale, per un costo annuo di circa 370 mila euro. Con altri 180 mila euro si coprirebbero mezzi, attrezzature e manutenzione. Il totale resterebbe sotto la soglia dell’appalto.

C’è poi l’ostacolo iniziale: l’acquisto dei mezzi. Le ditte private arrivano già attrezzate con trattorini, autocarri, motoseghe, piattaforme. Il Comune dovrebbe investire tra i 150 e i 250 mila euro. Un ostacolo, sì, ma non un muro: su cinque anni, l’ammortamento riporterebbe i conti in equilibrio.

Eppure, nei documenti pubblici, manca qualcosa. Non c’è una comparazione, un’analisi, un confronto tra gestione diretta e appalto. Si procede per inerzia: si bandisce, si aggiudica, si rinnova. Come se l’alternativa non esistesse.

Altri Comuni, anche più piccoli, hanno fatto scelte diverse: internalizzazione, squadre miste, ritorno in house di servizi dati per persi. Aosta no. Aosta continua come sempre.

Nessuno chiede rivoluzioni dall’oggi al domani. Ma una domanda merita di essere posta: perché non valutare l’ipotesi di tornare a curare il verde con personale comunale?

Aosta è capoluogo di una regione autonoma, con margini di manovra che molti altri Comuni non hanno. E 587 mila euro l’anno non sono un automatismo: sono una scelta amministrativa, economica, culturale.

E come ogni scelta pubblica, meritano di essere discussi. Alla luce del sole. Con i numeri sul tavolo.

E con una domanda semplice, quasi ingenua, ma profondamente civica:
non potremmo farlo noi?

Vittore Lume-Rezoli