CALENDARIO DEGLI IMPEGNI DI MONS. VESCOVO NEL MESE DI APRILE
10 ven Riunione C.D.A.E. – Aosta / Curia vescovile – ore 15.00
11 sab Incontro di formazione per i diaconi permanenti – Aosta / Seminario
12 dom Celebrazione eucaristica per l’istituzione degli Accoliti e il mandato ai nuovi Ministri straordinari della Comunione – Aosta / Cattedrale – ore 15.00 Ritiro spirituale per gruppi “Nuovi soli” e “Verso Emmaus” – Saint-Oyen / Monastero Regina Pacis
17 ven Servizio Catechesi e Pastorale giovanile – Incontro di verifica e programmazione Aosta / Oratorio del Centro
18 sab Week-end di spiritualità per operatori di pastorale familiare – Verbania “Democrazia. Il coraggio della partecipazione” – Torino / Sermig
19 dom 102ª Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore (colletta obbligatoria)
20 lun Ritiro di Pasqua per presbiteri e diaconi – Saint-Oyen / Monastero Regina Pacis e Château-Verdun
23 gio Riunione Segreteria C.P.D. – Aosta / Curia vescovile – ore 18.45
26 dom 63ª Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni
27 lun Riunione Consiglio O.P.M. – Aosta / Refuge Père Laurent – ore 18.00
La Chiesa celebra San Terenzio e compagni Martiri di Cartagine
Il capo di un gruppo di martiri orientali, Terenzio, subì il martirio a Cartagine sotto l'imperatore Decio per ordine del prefetto d'Africa Fortunaziano, durante la persecuzione anticristiana. Nonostante le torture e le defezioni, Terenzio e trentanove compagni rimasero saldi nella fede, professando pubblicamente il loro credo cristiano. Il prefetto li condannò a morte per decapitazione. Tra i martiri si ricordano Africano, Massimo, Pompeo, Zenone, Alessandro e Teodoro. I loro corpi furono traslati a Costantinopoli nel IV secolo sotto l'imperatore Teodosio il Grande. La loro memoria è celebrata il 5, 10 o 11 aprile, secondo diverse fonti agiografiche.
Il sole sorge alle ore 7,03 e tramonta alle ore 20,04
« La guerra non è mai una soluzione: è la resa dell’uomo alla propria incapacità di riconoscere nell’altro un fratello » (Papa Leone XIV)
È una frase semplice ma piuttosto tagliente. Il punto centrale non è solo la condanna della guerra in sé, ma l’idea che il conflitto nasca da un fallimento umano prima ancora che politico: l’incapacità di vedere l’altro come pari. E’ una frase efficace perché sposta la responsabilità. Non dà colpa solo ai “grandi della terra”, ma chiama in causa tutti, anche a livello culturale e quotidiano. E questo, oggi, è forse ancora più scomodo della denuncia della guerra stessa.