Ad Aosta l’incuria non è più un’eccezione: è diventata paesaggio. Si infiltra negli spazi pubblici, si deposita tra le pietre dei siti archeologici, si accumula nei vicoli del centro storico. Non è solo una questione estetica, è un segnale politico, culturale, persino morale. Perché quando una città smette di prendersi cura di sé, smette anche di rispettare la propria identità.
Il caso di viale Émile Lexert è, da questo punto di vista, qualcosa di più di un semplice episodio di degrado urbano. È uno schiaffo alla memoria. Quel viale porta il nome di una figura simbolo della Resistenza valdostana al fascismo, un nome che dovrebbe evocare dignità, sacrificio, senso civico. E invece oggi accompagna chi lo percorre in un viaggio tra incuria e abbandono, dove i rifiuti sono più a terra che nei cassonetti.
Non stiamo parlando di una strada marginale. Viale Lexert attraversa una parte significativa del Quartiere Cogne, interessato da interventi di ammodernamento e riqualificazione. È un asse che conduce al Centro Addestramento Alpino e al Santuario di Maria Immacolata Regina della Valle d’Aosta. È un luogo che dovrebbe rappresentare, anche simbolicamente, un punto di connessione tra storia, comunità e identità. E invece è diventato il contrario.
Il paradosso è tutto lì, sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Un viale alberato, ombreggiato da piante dedicate ai caduti per mafia, trasformato in una cornice indegna: rifiuti abbandonati, sporcizia diffusa, aree verdi ridotte a discariche a cielo aperto. Non episodi isolati, ma una situazione consolidata, visibile, reiterata. Un campionario di rifiuti che, per quantità e varietà, farebbe impallidire qualsiasi isola ecologica.
E non si può neppure dire che manchino i responsabili. Le aree in questione sono legate a immobili di proprietà pubblica, gestiti dall’Agenzia Regionale Edilizia Residenziale. Pubblico, quindi di tutti. E proprio per questo, forse, di nessuno. Perché quando la responsabilità si diluisce, l’abbandono diventa sistema.
Qui non si tratta di chiedere interventi straordinari. Si tratta di pretendere l’ordinario: pulizia, manutenzione, controllo. Si tratta di ristabilire un principio elementare: gli spazi pubblici non sono terra di nessuno. E chi li gestisce ha il dovere di farlo con rispetto.
Perché viale Émile Lexert non è solo una strada. È un pezzo di storia valdostana, è un luogo di passaggio quotidiano, è una vetrina della città. Ridurlo in queste condizioni significa tradire tutto questo. Significa accettare che il degrado diventi normalità.
Ma una città che si abitua al degrado è una città che rinuncia a sé stessa. E Aosta, semplicemente, non può permetterselo.