C’è anche la Valle d’Aosta, e in particolare Aosta, tra i territori toccati dall’inchiesta della Procura di Ancona su un presunto sistema organizzato per ottenere patenti di guida senza sostenere regolarmente gli esami. Un’indagine che, pur avendo il suo epicentro nelle Marche, allunga la sua ombra su più regioni italiane e accende i riflettori anche sul capoluogo valdostano.
Secondo l’accusa, quindici imputati – in prevalenza cittadini di origine africana residenti in diverse province del nord e centro Italia – avrebbero messo in piedi una vera e propria organizzazione finalizzata alla falsificazione di documenti e alla sostituzione di persona durante le prove per il conseguimento della patente, in particolare quelle teoriche. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2019 e il 2021 e coinvolgono diverse città, tra cui, oltre ad Ancona, anche Parma, Bologna, Palermo e la stessa Aosta.
Il meccanismo, ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato tanto semplice quanto efficace: documenti contraffatti con fotografie sostituite e “sostituti” pronti a presentarsi agli esami al posto dei veri candidati. In questo modo, sempre secondo la Procura, sarebbero state ottenute numerose patenti definite “ideologicamente false”, dietro il pagamento di somme che potevano arrivare fino a 1.500 euro.
L’indagine è partita proprio da una sessione di esami alla Motorizzazione Civile di Ancona, dove sarebbero emerse le prime anomalie. Da lì, gli accertamenti della Polizia stradale hanno permesso di individuare un sistema che, secondo l’impianto accusatorio, non era isolato ma replicato in più sedi sul territorio nazionale, compresa quella valdostana.
Per la Valle d’Aosta, il dato non è secondario. Pur non essendo il centro dell’inchiesta, il coinvolgimento di Aosta solleva interrogativi sulla tenuta dei controlli anche in realtà più piccole, dove il numero ridotto di candidati e la dimensione territoriale potrebbero, in teoria, facilitare pratiche elusive se non adeguatamente presidiate.
I reati contestati sono pesanti: associazione per delinquere, falsità materiale e ideologica, sostituzione di persona e truffa ai danni dello Stato. Un quadro che, se confermato, delineerebbe un sistema strutturato e non episodi isolati.
L’udienza preliminare è stata fissata per il 9 giugno 2026 davanti al giudice per l’udienza preliminare Alberto Pallucchini, chiamato a decidere sull’eventuale rinvio a giudizio degli imputati. Sul tavolo ci sono anche alcune eccezioni sollevate dalle difese in merito alla competenza territoriale, dal momento che i fatti contestati si estendono ben oltre il distretto delle Marche.
Sarà dunque un passaggio chiave non solo per il destino processuale degli indagati, ma anche per chiarire fino a che punto questo presunto sistema abbia inciso nei diversi territori coinvolti. E per la Valle d’Aosta, inevitabilmente, sarà anche l’occasione per capire se si sia trattato di un episodio marginale o della spia di una vulnerabilità più ampia.