Di Andrea Gagliarducci - ACI Stampa
Non è un messaggio urbi et orbi di quelli consueti, non c’è la solita lista degli scenari internazionali cui la Santa Sede guarda con attenzione. Leone XIV, per il suo primo messaggio alla città e al mondo del giorno di Pasqua, sceglie la strada della preghiera, dell’annuncio della pace, e annuncia che ci sarà il prossimo 11 aprile una veglia di preghiera per la pace. Con un messaggio chiaro: “La Resurrezione di Cristo è la via per l’umanità nuova”. Un’umanità di dialogo, perdono, riconciliazione. E un appello chiaro: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo”.
È una scelta che pone il Papa e la Santa Sede dalla parte di tutti. Non nega la preoccupazione per gli scenari geopolitici, ma semplicemente non mette la Santa Sede in condizione di prendere una posizione politica.
Il messaggio di Pasqua, per Leone XIV, è prima di tutto spirituale, perché si parte dalla conversione dell’uomo. E così, il Papa dà la sua impronta alla diplomazia della Santa Sede, che lui stesso ha definito secondo il criterio della verità nel suo primo incontro con il corpo diplomatico dopo l’elezione, e che oggi diventa parte di un lavoro più silenzioso e dietro le quinte, dove il Papa non si espone, ma propone, aiuta e dà indirizzo. Ricorda che Gesù ha vissuto la via del dialogo fino alla fine, in un messaggio indirizzato al mondo con chiarezza. Mette in luce che la forza di Gesù è prima di tutto non violenta. Denuncia che ci siamo abituati alla violenza.
Leone XIV prima di tutto dà l’annuncio della resurrezione. “La Pasqua – dice - è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio”. Ma si tratta di “una vittoria a carissimo prezzo” perché “il Cristo ha dovuto morire e morire su una croce, dopo aver subito una ingiusta condanna, dopo essere stato schernito e torturato e aver versato tutto il suo sangue”, e “come vero Agnello immolato, ha preso su di sé il peccato del mondo, e così ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato dal dominio del male”.
Gesù vince la morte grazie alla potenza di “Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta”, perché “Cristo nostro re vittorioso ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, al suo disegno di salvezza”.
Gesù, nota Leone XIV, “ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce”.
Leone XIV sottolinea che “la forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta”, simile a “a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso”.
Ed è questa “la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri”.
Afferma Leone XIV: “Sì, la risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce”.
Perché “con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor più potentemente di fronte al dramma della nostra libertà”, e così “davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto”.
L’appello di Leone XIV è diretto: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!”
Il Papa denuncia che “ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo”.
Leone XIV riprende il tema della “globalizzazione dell’indifferenza” caro a Papa Francesco, ricorda che “la croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta”, sottolinea che “tutti abbiamo paura della morte e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare”, ed esorta: “Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male!”
Alla sequela di Sant’Agostino, che diceva “Se hai paura della morte, ama la resurrezione”, Leone XIV chiede di amare la resurrezione “che ci ricorda che il male non è l’ultima parola, perché è stato sconfitto dal Risorto. Egli ha attraversato la morte per donarci vita e pace: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27)”.
Leone XIV rimarca: “La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore!”
E invita tutti alla veglia di preghiera per la pace del prossimo 11 aprile a San Pietro, chiedendo: “In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male”.