In pieno centro ad Aosta, il giardino pubblico di via Stevenin – adiacente alla struttura del dormitorio comunale – si è trasformato ancora una volta in un teatro da Far West. Urla, spintoni, poi la violenza: una bottigliata alla testa ha mandato un uomo in ospedale, ferito al termine di una furibonda rissa tra frequentatori della zona, spesso – denunciano i residenti – in evidente stato di alterazione.
Sul posto, allertati dai cittadini esasperati, sono intervenuti rapidamente i sanitari del 118 insieme a Carabinieri e Polizia. Un copione già visto, purtroppo, che si ripete con una frequenza ormai intollerabile.
Ma questa volta la misura sembra davvero colma. I residenti non vogliono più sentire discorsi teorici, né analisi sociologiche che restano lettera morta. Qui il problema è concreto, quotidiano, sotto gli occhi di tutti: uno spazio pubblico trasformato in una zona franca, dove il degrado ha preso il sopravvento e la percezione di insicurezza è diventata realtà.
La richiesta è tanto semplice quanto ignorata: chiudere i cancelli nelle ore notturne, aumentare i controlli, tolleranza zero verso chi trasforma un bene pubblico in un luogo di scontro e illegalità. Non è una crociata ideologica, ma una domanda di normalità.
Perché il punto, ormai, è tutto qui: è chiedere troppo poter usufruire di un giardino pubblico senza rischiare di trovarsi in mezzo a una rissa? È pretendere troppo voler vivere il centro città senza paura?
Il silenzio – o peggio, l’inerzia – del Comune di Aosta pesa come un macigno su una situazione “conclamata, denunciata e mai presa in considerazione”, come sottolineano i residenti. E ogni episodio come quello di ieri non fa che rafforzare la sensazione di abbandono.
Ora non bastano più promesse o rassicurazioni di circostanza. Serve una risposta concreta, visibile, immediata. Perché restituire questo spazio alla cittadinanza non è un favore: è un dovere.