CRONACA - 04 aprile 2026, 10:33

Estate in alpeggio con mandrie e lupi: il Parco naturale Mont Avic cerca volontari per lavorare alla coesistenza

Nel 2026, proclamato anno internazionale dei pascoli e dei pastori da FAO e ONU, il progetto Pasturs® torna in Valle d’Aosta e cerca volontari pronti a vivere l’esperienza dell’alpeggio accanto agli allevatori. Al Parco Naturale Mont Avic si sperimenta un modello concreto di convivenza tra attività umane e grandi carnivori, trasformando il conflitto con il lupo in occasione di dialogo, formazione e sviluppo sostenibile

Foto repertorio

C’è un’estate diversa da tutte le altre, lontana dalle spiagge affollate e dalle città roventi, fatta di sveglie all’alba, pascoli d’alta quota e silenzi interrotti solo dal suono dei campanacci. È quella che propone ancora una volta il progetto Pasturs®, che nel 2026 torna a intrecciare il destino di giovani volontari, allevatori e grandi carnivori tra i pendii del Parco Naturale Mont Avic.

Non è un caso che questa nuova edizione arrivi proprio nell’anno che FAO e ONU hanno dedicato ai pascoli e ai pastori. Un riconoscimento internazionale che fotografa una realtà spesso ignorata ma fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi montani e per la sopravvivenza di un mestiere antico, oggi più che mai sotto pressione.

Il progetto, promosso dalla Cooperativa Eliante Onlus, si presenta come “un’esperienza immersiva che mette in relazione mondi diversi, creando ponti concreti tra chi vive la montagna ogni giorno e chi la osserva da lontano”. Un ponte che passa inevitabilmente da uno dei temi più divisivi degli ultimi anni: la presenza del lupo.

E proprio qui il Parco Mont Avic prova a ribaltare la narrazione. “Non si tratta di negare il problema, ma di affrontarlo con strumenti adeguati e con una visione di lungo periodo”, è la filosofia che guida un’iniziativa ormai giunta al sesto anno consecutivo. In un contesto in cui il dibattito pubblico oscilla spesso tra allarmismi e semplificazioni, il Parco si propone come “un laboratorio di buone pratiche, dove la coesistenza non è uno slogan ma un lavoro quotidiano fatto di sperimentazione, confronto e adattamento”.

I volontari, tra i 18 e i 45 anni, saranno chiamati a vivere in prima persona questa realtà. Due o più settimane in alpeggio, fianco a fianco con allevatori e allevatrici, per contribuire alla gestione del bestiame e soprattutto all’applicazione delle misure di prevenzione contro le predazioni. Recinzioni elettrificate, cani da guardiania, sorveglianza: strumenti concreti che diventano anche occasione di apprendimento.

“È un’esperienza che cambia lo sguardo”, raccontano gli organizzatori, sottolineando come il contatto diretto con la vita d’alpeggio permetta di comprendere davvero le difficoltà e le responsabilità di chi lavora in montagna. Ma non solo. I volontari saranno anche protagonisti di un racconto più ampio, rivolto ai turisti e ai frequentatori del Parco.

Il loro ruolo, infatti, sarà anche quello di sensibilizzare. “Raccontare cosa significa davvero vivere e lavorare in alpeggio, spiegare i comportamenti corretti da adottare, far capire che dietro ogni pascolo c’è un equilibrio delicato”. Un’attività che si inserisce pienamente nella logica di uno sviluppo turistico sostenibile, capace di rispettare non solo l’ambiente ma anche chi lo abita.

C’è poi un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto per i più giovani. La partecipazione al progetto può tradursi in crediti formativi universitari, tirocini e persino spunti per tesi di laurea. “Un’opportunità concreta per trasformare un’esperienza sul campo in un percorso di crescita personale e professionale”, spiegano i promotori.

Le candidature sono aperte dal 20 marzo al 20 aprile 2026 e prevedono una selezione articolata, con una prima fase online seguita da un colloquio individuale. Prima della partenza, sarà obbligatorio partecipare a un momento formativo che, per chi opererà in Valle d’Aosta, si terrà il 9 maggio a Champdepraz. “Un passaggio fondamentale per arrivare preparati, con gli strumenti giusti e la consapevolezza necessaria”.

In fondo, Pasturs® non è solo un progetto di volontariato. È una presa di posizione. In un tempo in cui il ritorno dei grandi carnivori divide e polarizza, scegliere di salire in alpeggio significa accettare la complessità, sporcarsi le mani e provare a costruire soluzioni reali.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: dimostrare che tra il bianco e il nero del dibattito sul lupo esiste una zona intermedia fatta di lavoro, fatica e responsabilità condivisa. Una zona che, estate dopo estate, prende forma tra i pascoli del Mont Avic.

pi.mi.