C’è una linea sottile — ma decisiva — che separa la difesa delle istituzioni dalla protezione degli equilibri politici. Ed è proprio su quella linea che si muove la decisione della Giunta regionale della Valle d’Aosta di costituirsi nel giudizio sull’ineleggibilità del presidente Renzo Testolin.
Una scelta formalmente ineccepibile, ma politicamente tutt’altro che neutra. L’esecutivo ha deliberato di intervenire nel procedimento promosso dai consiglieri regionali di Avs, nominando gli avvocati Marcello Cecchetti, del Foro di Firenze, e Riccardo Jans, del Foro di Aosta. L’udienza è fissata per il prossimo 22 aprile.
Al centro della vicenda c’è la legittimità della deliberazione del Consiglio regionale n. 15/XVII del 6 novembre 2025, con cui è stato proclamato eletto il presidente della Regione. Un atto che, secondo i ricorrenti, presenterebbe profili di illegittimità tali da mettere in discussione la stessa eleggibilità di Testolin. La posta in gioco è alta. Altissima.
Secondo quanto evidenziato dalla Giunta, un eventuale accoglimento del ricorso comporterebbe la decadenza del vertice dell’esecutivo e la necessità di procedere a una nuova elezione del presidente e della Giunta. Uno scenario che inciderebbe direttamente sulla stabilità istituzionale e sulla continuità dell’azione amministrativa.
Ed è proprio su questo punto che si innesta la motivazione ufficiale: la Regione, si legge, sarebbe titolare di un interesse “proprio, attuale e distinto” rispetto alla posizione personale del presidente, volto a tutelare la regolarità degli atti dell’Assemblea legislativa, la corretta applicazione della legge regionale n. 21/2007 sulla forma di governo e l’equilibrio complessivo degli organi regionali.
Una posizione giuridicamente costruita, che punta a sganciare la scelta da una difesa personale del presidente. Ma è davvero così semplice?
Perché, al di là delle formule, resta una domanda inevitabile: quando un’istituzione decide di intervenire in un giudizio che riguarda direttamente il proprio vertice politico, può davvero considerarsi terza?
La decisione della Giunta rischia infatti di alimentare una lettura opposta: quella di una macchina istituzionale che si compatta attorno al proprio presidente, trasformando una questione giuridica in un terreno di scontro politico. Non è un dettaglio.
Perché in gioco non c’è solo il destino di Renzo Testolin, ma il rapporto — delicatissimo — tra legalità formale e opportunità politica. Difendere la validità di un atto consiliare è legittimo. Ma farlo mentre quell’atto coincide con la legittimazione del capo dell’esecutivo espone inevitabilmente a un corto circuito.
Da un lato, la necessità di garantire stabilità. Dall’altro, il rischio di apparire come parte in causa. E nel mezzo, una questione che va oltre il caso specifico: quanto sono davvero autonome le istituzioni quando devono giudicare se stesse?
Il 22 aprile non sarà solo una data giudiziaria. Sarà, in qualche modo, anche un banco di prova politico.