ATTUALITÀ POLITICA - 28 marzo 2026, 13:07

Guerra, petrolio e bollette: cosa può fare la Valle d'Aosta per i suoi cittadini

Il conflitto in Medio Oriente non accenna a spegnersi. E anche quando finirà, le sue conseguenze economiche peseranno a lungo sull'Italia e sull'Europa. È il momento che la politica regionale smetta di aspettare e agisca

Il prezzo del petrolio ha di nuovo superato i 100 dollari al barile. Una cifra che a molti ricorda le grandi crisi energetiche del passato — quella del 1973, quando le code ai distributori diventarono il simbolo di un'economia mondiale colta di sorpresa, impreparata e fragile. Oggi la storia sembra ripetersi, ma con una differenza sostanziale: questa volta non possiamo dire di non saperlo.

La guerra in Iran e nel Medio Oriente — una polveriera che brucia ormai da troppo tempo — non solo spinge verso l'alto i costi delle materie prime energetiche, ma sta ridisegnando equilibri geopolitici ed economici che avranno strascichi imprevedibili per anni. Anche nell'ipotesi più ottimistica, quella in cui il conflitto cessasse domani, le catene di approvvigionamento già compromesse, i mercati finanziari già destabilizzati e le alleanze già rimescolate non tornerebbero semplicemente “come prima”. Il mondo post-guerra sarà un mondo diverso. E un'Italia già economicamente fragile, appesantita da un debito pubblico tra i più alti d'Europa e da una crescita strutturalmente asfittica, rischia di pagare un conto salatissimo.

In questo contesto, c'è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di politica energetica in Valle d'Aosta. La Spagna paga oggi l'energia intorno ai 14 euro per megawattora. Noi ne paghiamo tra i 70 e gli 80. Uno scarto enorme, che non dipende solo da scelte nazionali, ma anche da come i singoli territori scelgono — o non scelgono — di tutelare i propri cittadini.

Abbassare i prezzi dell'energia è difficile, forse impossibile nel breve termine per una regione come la nostra. Ma aiutare i cittadini a consumarne di meno è un obiettivo concreto, raggiungibile e, soprattutto, doveroso. Se il 60% dei costi energetici delle famiglie valdostane è legato al riscaldamento, allora è proprio lì che si deve intervenire.

La Valle d'Aosta ha gli strumenti per farlo. Ha una società energetica di riferimento come CVA, una delle più importanti del Nord Italia. Ha un tessuto di imprese locali capaci. Ha un patrimonio edilizio che, se adeguatamente efficientato, potrebbe ridurre drasticamente i consumi. E ha — o dovrebbe avere — una classe politica capace di visione.

La proposta è semplice nella sua logica, anche se complessa nell'attuazione: avviare un piano regionale serio e strutturato per l'efficienza energetica degli edifici. Incentivi concreti per l'installazione del fotovoltaico, contributi per l'isolamento termico, agevolazioni per i condomini che vogliono riqualificarsi energeticamente. Un programma che coinvolga CVA non solo come fornitore di energia, ma come partner attivo nella transizione, e che chiami a raccolta anche le aziende del territorio.

I numeri parlano chiaro: se anche solo il 50% degli edifici valdostani riuscisse a migliorare di una classe energetica, i risparmi per le famiglie sarebbero significativi, immediati e duraturi. Non si tratta di utopia verde. Si tratta di buona amministrazione.

C'è una tentazione diffusa, in tempi di crisi internazionale, di alzare le spalle e dire: “Cosa possiamo fare noi, piccola regione di montagna, di fronte a guerre e mercati globali?”. È una tentazione comprensibile, ma sbagliata. Proprio perché i margini di manovra sul prezzo dell'energia sono limitati, diventa ancora più urgente agire su ciò che è invece nelle nostre mani.

Il Green Deal europeo non è solo uno slogan. È una direzione di marcia che offre anche strumenti finanziari — fondi strutturali, risorse del PNRR, incentivi comunitari — che una regione attenta e preparata può intercettare e mettere a terra in tempi ragionevoli. Ma questo richiede volontà politica, progettualità e, soprattutto, la capacità di non aspettare che il momento sia perfetto. Il momento perfetto non arriverà.

La crisi energetica è qui, adesso. Le famiglie valdostane la sentono sulle bollette ogni mese. L'economia italiana è già sotto pressione. E ogni mese di attesa è un mese in cui qualcuno, da qualche parte, ha pagato una bolletta che avrebbe potuto essere più leggera.

È il momento che l’assessore competente faccia un passo avanti. Non il prossimo anno. Non dopo la guerra. Adesso.

Caro Presidente, gentile Assessore, i cittadini aspettano una vostra risposta. E, permettetemi una puntualizzazione rivolta all’assessorato alle finanze: il “Lupo”, mi creda, non è il problema. La vita quotidiana dei cittadini, invece, sì.

Vittore Lume-Rezoli