Consiglio Valle Comuni - 23 marzo 2026, 22:39

Referendum sulla giustizia, il NO scuote la politica valdostana

Alta partecipazione e risultato in controtendenza ridisegnano gli equilibri politici regionali. L’Union Valdôtaine invita al rispetto dell’esito, mentre sindacati e sinistra rivendicano una vittoria netta che apre nuovi scenari

Vignetta IA

Il referendum sulla riforma della giustizia si chiude in Valle d’Aosta con un esito tutt’altro che scontato e con una partecipazione che segna un’inversione di tendenza rispetto al passato. Il 56% degli aventi diritto si è recato alle urne, un dato significativo che supera nettamente sia le precedenti consultazioni referendarie sia le europee del 2024, restituendo l’immagine di una comunità che torna a interessarsi con decisione alla cosa pubblica.

Sul piano politico, il risultato è chiaro: i NO superano quota 29 mila, mentre i SÌ si fermano a circa 27 mila. Un margine non enorme, ma sufficiente a rappresentare una bocciatura della riforma anche in una regione dove, sulla carta, le forze favorevoli al SÌ partivano avvantaggiate.

L’Union Valdôtaine sceglie una linea istituzionale: prende atto del risultato e richiama al rispetto dell’esito democratico, sottolineando al tempo stesso la necessità di aprire una riflessione sul funzionamento della giustizia in Italia. Non manca però una lettura politica più ampia: il voto, a un anno dalle elezioni legislative, assume inevitabilmente un valore nazionale.

Di tono ben diverso la reazione della CGIL Valle d’Aosta, che parla apertamente di “vittoria del NO” come scelta a difesa della Costituzione, dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e dell’indipendenza della magistratura. Il sindacato sottolinea il ruolo determinante della mobilitazione civica e del tessuto associativo, ringraziando esplicitamente cittadine e cittadini per la partecipazione.

La segretaria generale Vilma Gaillard insiste proprio su questo punto: il dato politico più forte sarebbe la vitalità democratica espressa dalla comunità valdostana, capace – secondo la CGIL – di informarsi e scegliere in modo autonomo, anche in presenza di indicazioni di voto diverse da parte delle istituzioni locali.

Ed è forse questo l’elemento più interessante emerso dalle urne. Il risultato appare infatti in controtendenza rispetto agli equilibri politici usciti dalle recenti elezioni regionali. I partiti favorevoli al SÌ – dal centrodestra all’area autonomista – avevano raccolto complessivamente oltre 36 mila voti pochi mesi fa, ma al referendum si fermano a 27 mila. Un calo evidente che segnala come una parte significativa dell’elettorato, in particolare quello autonomista, non abbia seguito le indicazioni ufficiali.

Sul fronte opposto, l’area progressista e di sinistra, che alle regionali partiva da circa 13 mila voti, riesce più che a raddoppiare i consensi. Un risultato che Alleanza Verdi e Sinistra legge come la dimostrazione della possibilità di costruire un’alternativa credibile, a condizione di mantenere quell’unità d’azione sperimentata proprio durante la campagna referendaria.

Il ruolo del Comitato valdostano per il NO viene indicato da più parti come decisivo: assemblee, iniziative pubbliche e presenza nei luoghi di lavoro avrebbero contribuito a creare un livello di consapevolezza diffusa che si è poi tradotto nelle urne.

In filigrana, il voto consegna dunque più di un messaggio. Da un lato, una bocciatura della riforma a livello nazionale, letta dalle opposizioni come uno stop all’azione del Governo. Dall’altro, un segnale politico tutto valdostano: l’elettorato si muove in modo più fluido rispetto agli schieramenti tradizionali e premia chi riesce a costruire partecipazione e contenuti.

Non è ancora un cambio di maggioranza, ma è qualcosa che gli somiglia. E soprattutto è un campanello d’allarme per chi, fino a ieri, pensava di poter contare su un consenso automatico. In Valle d’Aosta, almeno questa volta, non è andata così.

je.fe.