Nonostante la pioggia insistente, la Sala Albarin di Luserna San Giovanni si è riempita domenica 22 marzo per uno spettacolo capace di toccare corde profonde. “Bianca, Jenny e le altre. Donne valdesi nella Resistenza”, ultima produzione del Gruppo Teatro Angrogna, ha conquistato il pubblico, numeroso e visibilmente commosso.
Sul palco, Jean Louis Sappé e Maura Bertin, accompagnati dalla chitarra, hanno dato voce a storie spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale: quelle delle donne. Donne come Jenny Cardon, staffetta partigiana, ma anche Reinette, Maria, Laura e tante altre figure che, con coraggio e determinazione, hanno contribuito alla lotta per la libertà.
Lo spettacolo ha alternato poesie, canzoni e testimonianze, costruendo un racconto intenso e mai scontato. La bravura di Jean Louis Sappé e Maura Bertin ha saputo mantenere viva l’attenzione del pubblico, restituendo dignità e profondità a vicende troppo spesso dimenticate.
Particolarmente toccante il ricordo di Jenny Peyronel Cardon, figura simbolo della Resistenza nelle valli valdesi. Nata a Torre Pellice nel 1917, staffetta partigiana, fu uccisa il 26 aprile 1945 nei pressi di Rio Cros, utilizzata come scudo umano durante uno scontro armato. Aveva appena 28 anni.
A lei, la Chiesa Evangelica di San Secondo ha dedicato parole intense attraverso il testo di Ambra di Luce, che ne ripercorre gli ultimi momenti: la missione, la cattura, la paura e quel pensiero finale rivolto al marito Luigi Peyronel, sposato pochi mesi prima e mai più rivisto.
Una storia che resta sospesa anche nel mistero: chi sparò davvero? I nazifascisti o il fuoco incrociato dei resistenti? Domande che probabilmente resteranno senza risposta, ma che non scalfiscono la forza simbolica di una vita spezzata per la libertà.
Lo spettacolo ha avuto il merito di non essere un racconto unilaterale. Maura Bertin e Jean Louis Sappé hanno infatti ricordato anche pagine più scomode, come le violenze subite da donne fasciste, vittime di vendette consumate in nome di ideali traditi. Un approccio che restituisce complessità alla storia e invita a riflettere senza retorica.
Il risultato è stato un vero e proprio caleidoscopio di emozioni: un pomeriggio capace di scaldare, con i colori della memoria, una giornata grigia e piovosa.
E alla fine resta lei, Jenny Peyronel Cardon, figura silenziosa ma potentissima, rimasta simbolicamente su quei monti a custodire una libertà che – ieri come oggi – non può mai essere data per scontata.