Non servono complotti, basta la tecnica più antica: lasciare che i problemi marciscano, finché il cittadino si abitua all’odore.
In Valle d’Aosta questa tecnica ha raggiunto livelli da bottega storica: ogni dossier diventa un cantiere infinito, ogni problema un pendolo che oscilla tra annunci, smentite, rinvii.
“Stiamo valutando”.
“Serve un approfondimento”.
“Ci incontreremo”.
E intanto il tempo scorre. E intanto nulla cambia.
Le multe raddoppiate: l’incontro fantasma
Si annuncia un confronto con le associazioni.
Si ribadisce in aula che il dialogo ci sarà.
Si lascia intendere che la questione verrà affrontata.
Poi?Silenzio.
Un silenzio che non è casuale: è metodo.
Il cittadino chiede, aspetta, si informa.
La risposta è sempre la stessa: “A breve”.
Ma “a breve”, in politica, è un’unità di misura elastica: può durare settimane, mesi, o per sempre.
Parini: la partita di tennis più lunga della storia
Il nuovo ospedale è diventato un torneo infinito.
La palla rimbalza da un campo all’altro: progettisti, varianti, ricorsi, commissari, annunci, frenate.
L’ultima? Il cambio dell’azienda, venduta.
E quindi? Tutto da rifare? Forse no, ma i tempi slittano.
Il cittadino, sugli spalti, guarda la pallina e si chiede se atterrerà mai.
Nel frattempo la sanità reale – quella che cura le persone – resta sospesa in un limbo.
J.B. Festaz: taglia, correggi, rinvia
Prima si annuncia un ridimensionamento.
Poi arrivano le proteste.
Poi si parla di “ripensamento”.
Poi si aspetta un tavolo.
Poi un altro tavolo.
Poi si aspetta che il tempo faccia il suo lavoro: sfiancare.
Sindacati, famiglie, operatori chiedono certezze.
La risposta è sempre la stessa: una clessidra che scorre.
TARIP: la transizione infinita
La tariffazione puntuale doveva essere moderna, rapida, efficiente.
È diventata una crisi permanente: cittadini furiosi, amministrazioni in affanno, soluzioni che cambiano ogni tre mesi, sperimentazioni senza fine.
Anche qui il tempo è l’alibi perfetto:
“È una fase di transizione”.
“Serve pazienza”.
“Stiamo monitorando”.
Intanto la transizione diventa sistema, la pazienza diventa rassegnazione, e i rifiuti invadono strade, fossi, piazzole.
Il vero dramma: il tempo come strumento di governo
Il problema non è un dossier.
Non è un sindaco, una giunta, un assessorato.
Il problema è la cultura politica del rinvio, la convinzione che:
se si aspetta abbastanza, la protesta si spegne
se si allunga il brodo, la responsabilità si diluisce
se passa il tempo, il cittadino dimentica
È una forma di potere morbida, invisibile, ma devastante.
Non produce soluzioni, ma stanchezza.
Non costruisce fiducia, ma rassegnazione.
Non governa i problemi, li congela.
E l’inerzia, in una regione piccola come la nostra, pesa il doppio.
La rivoluzione più semplice: decidere
La Valle d’Aosta non ha bisogno di miracoli.
Ha bisogno di qualcosa di molto più semplice e molto più rivoluzionario:
decisioni
responsabilità
tempi certi
risposte chiare
Perché il tempo può essere un alleato della politica.
Ma quando diventa l’unico strumento di governo, non è più politica: è inerzia istituzionalizzata.