Era un sabato di diversi anni fa, in una splendida notte di luna piena, quando il CAI sezione di Torino, sottosezione GEB, in collaborazione con l’Associazione Diomedea e il Circolo Unicredit, aveva organizzato una suggestiva ciaspolata al chiaro di luna con meta il Rifugio Selleries, in Val Chisone.
Un modo di vivere la montagna che oggi sta “prendendo piede”, nel vero senso della parola, ancora più di allora. Quel giorno, infatti, vi erano circa sessanta persone.
La nostra guida, Serena Maccari, ci spiegò il significato del luogo in cui ci trovavamo, chiamato tuttora “Prà Catinat”. Possono cambiare le persone e gli stati d’animo, ma non luoghi come questo, rimasti intatti nel tempo e scelti proprio per il loro valore storico e naturale.
Il nome deriva da Nicolas Catinat, generale francese sconfitto all’Assietta dalle truppe piemontesi. Secondo la tradizione, prima della battaglia il generale fece riposare le milizie provenienti dalla Francia proprio su questo pianoro prativo (Prà), da cui è derivato l’attuale nome composto “Prà Catinat”.
Durante la salita la luna piena non era ancora spuntata e Serena ebbe così la possibilità di illustrare al gruppo diverse costellazioni, tra cui la Stella Polare, ultima stella del timone del Carro dell’Orsa Minore, oltre ad altre stelle più deboli ma ugualmente affascinanti.
La marcia continuò piacevolmente grazie a un’altra descrizione di Serena lungo il percorso, dedicata a un formaggio prodotto in questo territorio: il “Plaisentif”. Questo particolare formaggio doveva essere realizzato con il latte munto durante i primi quattordici giorni di alpeggio.
I prati erano pieni di violette e le mandrie, cibandosi di questi fiori, trasmettevano al latte il delicato e inconfondibile sapore della violetta. Da qui nasceva questo formaggio pregiato, stagionato per tre mesi e un tempo destinato per primo ai sovrani di Casa Savoia.
Ricordo questa gita come fosse ieri. Mi torna alla mente un “chiaro” ricordo del momento in cui il gruppo arrivò, dopo circa due ore e mezza di marcia, al Rifugio Selleries. Qui fummo accolti in maniera encomiabile dai gestori Massimo Manavella e Sylvie Bertin, persone davvero squisite sotto ogni punto di vista, che si prodigarono con grande disponibilità per offrire un’accoglienza degna al nostro folto gruppo.
Durante la pausa cena venne anche illustrata la mostra fotografica Montanari, realizzata dal fotografo Giulio Malfer di Trento, insieme alle attività dell’associazione di cui facevano allora parte lui e Serena.
Analoghe iniziative organizzative mi riportano ancora oggi a quella magica notte e alla nostra partenza dal rifugio per il rientro, a tarda sera, sotto una luna piena straordinaria. La sua luce era talmente intensa che non vi fu mai bisogno di accendere la lampada frontale che ognuno aveva con sé.
Adesso, come allora, potete organizzare questa gita con lo stesso trasporto emotivo, affidandovi a chi oggi la propone. Ricordo ancora le diverse motivazioni di chi si era iscritto: chi solo per la ciaspolata, chi per osservare le stelle, chi per la cena.
Motivazioni diverse, ma tutte significative. Qualunque fosse stato il motivo che aveva spinto ognuno di noi a partecipare, ciò che rimaneva — prima di ogni altra cosa — era il valore umano dell’esperienza condivisa, qualcosa che il tempo non cambia.