C’è un filo rosso che lega mondi apparentemente diversi, ma che in realtà condividono la stessa missione: prendersi cura delle persone. È su questo terreno comune che ad Aosta, nella sede del CSV Valle d’Aosta, è stato firmato un protocollo d’intesa destinato a lasciare il segno. Da una parte AICE Valle d’Aosta ODV, dall’altra FIDAS Valle d’Aosta: due realtà che hanno deciso di fare squadra per rafforzare il proprio impatto sociale e costruire una rete più forte, inclusiva e concreta.
La firma, avvenuta lunedì 16 marzo, non è stata un semplice passaggio formale, ma un momento denso di significato. A sottoscrivere l’accordo sono stati i presidenti Manuele Amateis e Rosario Mele, alla presenza del presidente del CSV Claudio Latino e dei rappresentanti delle due associazioni. Un gesto simbolico, certo, ma soprattutto l’avvio di un percorso condiviso che punta a moltiplicare le opportunità e le iniziative sul territorio valdostano.
Il senso dell’intesa è racchiuso in un’idea semplice ma potente: quando si lavora per le persone, unire le forze non è solo utile, è necessario. Lo ha sottolineato con chiarezza Claudio Latino, evidenziando come la capacità di fare rete rappresenti un vero volano di buone pratiche. Un concetto che trova piena sintonia nelle parole dei due presidenti, convinti che la collaborazione tra associazioni possa tradursi in una maggiore efficacia e in una presenza più incisiva nella comunità.
Manuele Amateis, per AICE, ha messo al centro il valore umano dell’iniziativa: la persona, con i suoi bisogni, resta il punto di riferimento di ogni azione. E proprio da qui nasce una riflessione importante: anche se le persone con epilessia non possono donare sangue, questo non rappresenta un limite, ma piuttosto uno stimolo a costruire percorsi comuni che promuovano inclusione, consapevolezza e partecipazione.
Sulla stessa lunghezza d’onda Rosario Mele, che per FIDAS ha parlato di un’alleanza fondata su principi solidi e destinata a tradursi in un impegno concreto e duraturo. Non una collaborazione di facciata, ma un vero e proprio “obbligo di prossimità” verso le persone e la comunità, un impegno quotidiano che richiama il valore più autentico del volontariato.
Il protocollo guarda lontano e definisce obiettivi chiari: unire le forze per ottenere risultati più incisivi, ottimizzare le risorse, condividere competenze, aumentare la visibilità e favorire la nascita di nuove iniziative. In altre parole, creare un sistema capace di crescere e di rispondere in modo più efficace ai bisogni del territorio.
Alla base dell’accordo c’è anche una visione più ampia, che riconosce nella cultura dell’inclusione e nella tutela dei diritti sanitari e civili dei cittadini un patrimonio fondamentale. Un impegno che si inserisce pienamente nei valori costituzionali e che punta a valorizzare il ruolo delle associazioni come protagoniste attive della vita sociale.
Il messaggio finale è un invito aperto a tutta la comunità: avvicinarsi, conoscere, partecipare. Perché è proprio da queste reti, fatte di persone e relazioni, che può nascere una Valle d’Aosta sempre più capace di essere laboratorio di buone pratiche e di solidarietà concreta.