L’aumento dei prezzi alla pompa in Italia resta, al momento, nettamente inferiore rispetto a quanto avviene negli altri principali Paesi europei. È quanto emerge dalla riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi, convocata il 13 marzo per monitorare l’andamento dei carburanti e le possibili ricadute sull’inflazione.
Il tavolo, attivo dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, continuerà a riunirsi con cadenza settimanale, ogni venerdì, fino al superamento della fase di crisi, con l’obiettivo di seguire da vicino l’evoluzione dei prezzi dell’energia e dei carburanti.
Nel corso dell’incontro, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha evidenziato come il protrarsi della crisi in Medio Oriente possa determinare difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime strategiche per diversi settori produttivi. Tra queste l’elio, essenziale per la produzione di chip e per la microelettronica e proveniente in larga parte dal Qatar, ma anche risorse fondamentali per la filiera del cemento e fertilizzanti indispensabili per l’agricoltura.
Per questo motivo, ha spiegato il ministro, è stato chiesto al Garante dei prezzi di convocare la prossima riunione della Commissione non solo sull’andamento dei carburanti e dell’inflazione, ma anche sulle possibili ripercussioni che le tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero avere sulla disponibilità di queste materie prime.
Sul fronte dei carburanti, secondo i dati del ministero, gli aumenti registrati in Italia restano più contenuti rispetto agli altri grandi Paesi europei. Nella scorsa settimana la benzina ha segnato un incremento del 4,5% in Italia, contro il 10% in Germania, il 7,7% in Spagna e il 4,8% in Francia. Per il gasolio l’aumento è stato dell’8,6% in Italia, mentre ha raggiunto il 20% in Germania, il 14,8% in Francia e il 14,2% in Spagna.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sottolinea inoltre che, al momento, nessuna delle principali economie europee ha introdotto un taglio delle accise.
Secondo il Mimit, le prossime riunioni serviranno a fornire ulteriori elementi di valutazione per eventuali interventi del governo nei prossimi giorni, quando sarà più chiaro l’impatto e la durata del conflitto. Misure che, come già avvenuto dall’inizio della legislatura, dovrebbero essere orientate a sostenere i ceti meno abbienti e a contrastare possibili effetti inflattivi legati all’aumento dei costi di trasporto delle merci.
Una lettura della situazione che però non convince Federconsumatori.
«Apprezziamo l’impegno del Garante dei prezzi nell’attività di monitoraggio e nelle riunioni ravvicinate della Commissione di allerta rapida – afferma l’associazione – ma nell’incontro odierno è emersa una descrizione della situazione che non condividiamo».
In particolare, Federconsumatori critica l’idea che non sia necessario un intervento urgente sui carburanti solo perché i prezzi non hanno ancora raggiunto i livelli della crisi del 2022.
«Siamo convinti – sottolinea l’associazione – che il Paese non possa aspettare di tornare ai rincari di allora. Occorre adottare misure per evitare aumenti diffusi dei prezzi di carburanti, energia e beni di consumo, che finiscono per pesare sulle famiglie».
Secondo Federconsumatori, i redditi delle famiglie hanno già perso circa il 10% del potere d’acquisto rispetto a quattro anni fa. Gli aumenti attuali, aggiunge l’associazione, comportano già una maggiore spesa di oltre 220 euro all’anno per i carburanti e di altri 200 euro e più per i prodotti di largo consumo.