Un angolo di Borgogna nel cuore delle Alpi. È quanto si è respirato giovedì 12 marzo ad Aosta, dove la delegazione regionale dell’Associazione Italiana Sommelier ha dedicato una serata di approfondimento a uno dei territori vinicoli più affascinanti e riconoscibili del panorama internazionale: Chablis.
L’incontro, inserito nel calendario degli appuntamenti mensili di AIS Valle d’Aosta, ha registrato il tutto esaurito con circa cinquanta partecipanti, tra sommelier, appassionati e curiosi desiderosi di conoscere più da vicino l’universo di uno dei vini simbolo della Borgogna.
A guidare la serata è stato Andrea Dani, relatore saluzzese e tra gli autori della didattica nazionale AIS, che ha accompagnato i presenti in un percorso che ha unito racconto, geografia del vino e degustazione tecnica.
«Chablis è uno dei luoghi dove lo Chardonnay parla la lingua più pura possibile», ha spiegato Andrea Dani introducendo l’incontro. «Qui il vitigno non è mascherato dal legno o da tecniche invasive: è il territorio a fare la differenza, con la sua freschezza e la sua incredibile mineralità».
Situata nella parte più settentrionale della Borgogna, la zona di Chablis deve la propria identità a un elemento geologico straordinario: i terreni kimmeridgiani, composti da marne calcaree e ricchi di fossili marini. Milioni di anni fa, infatti, quest’area era coperta dal mare.
«Quando degustiamo un Chablis – ha raccontato Andrea Dani – possiamo letteralmente percepire il suolo da cui nasce. La nota di pietra focaia, quella sensazione salina e vibrante sono il riflesso diretto di questi terreni antichissimi».
Il risultato sono vini caratterizzati da grande freschezza, profumi eleganti di agrumi, mela verde e fiori bianchi e una tipica impronta minerale che li rende tra i più riconoscibili al mondo.
Durante la serata i partecipanti hanno potuto approfondire anche la struttura qualitativa della denominazione, che si articola in quattro livelli principali.
Alla base si trova lo Chablis “classico”, spesso vinificato in acciaio per preservare l’integrità aromatica del vitigno. Un gradino sopra si collocano i Premier Cru, provenienti da parcelle più vocate e capaci di offrire maggiore struttura e complessità.
Al vertice si trovano i Grand Cru, prodotti in una ristretta fascia di vigneti esposti a sud-ovest che rappresentano l’élite qualitativa della denominazione.
«I Grand Cru sono l’apice della piramide qualitativa», ha sottolineato Andrea Dani. «Sono vini profondi, complessi e longevi, capaci di evolvere per molti anni mantenendo freschezza ed eleganza».
La teoria ha lasciato poi spazio alla pratica con una degustazione guidata di sei vini rappresentativi dei diversi stili produttivi della denominazione.
Il percorso è iniziato con uno Chablis base vinificato interamente in acciaio, espressione diretta di freschezza e immediatezza. Sono seguiti quattro Premier Cru, che hanno mostrato una maggiore pienezza gustativa e una persistenza più marcata.
A chiudere la degustazione, un vino proveniente dal prestigioso Grand Cru Le Clos, considerato uno dei vertici qualitativi dell’area.
«Degustare vini di questa provenienza nella stessa serata è un’occasione preziosa», ha osservato Andrea Dani. «Permette di capire quanto il territorio e le singole parcelle possano cambiare il carattere dello stesso vitigno».
Grande soddisfazione per la riuscita dell’evento è stata espressa dal presidente di AIS Valle d’Aosta, Alberto Levi.
«Serate di questo livello aiutano i partecipanti a comprendere davvero cosa significhi qualità nella degustazione», ha dichiarato Alberto Levi. «È un concetto fondamentale che l’associazione mette al centro dei propri corsi e delle proprie attività formative».
Il presidente ha ricordato anche l’importanza della formazione continua per chi frequenta i corsi da sommelier.
«Non ci fermiamo alla didattica di base», ha aggiunto Alberto Levi. «Il nostro obiettivo è offrire agli associati momenti di crescita anche dopo il diploma, con incontri dedicati ai grandi territori del vino mondiale».
Tra le novità annunciate dall’associazione vi è anche l’introduzione, nel prossimo futuro, di un nuovo percorso formativo dedicato alla degustazione dell’olio extravergine di oliva.
Un ampliamento dell’offerta didattica che affiancherà i corsi già dedicati al vino e alla birra, segno di un interesse sempre più ampio verso la cultura della degustazione.
Cos’è Chablis
Chablis è una delle denominazioni più celebri della Borgogna e si trova nel dipartimento francese dell’Yonne, a circa due ore da Parigi. Qui viene coltivato quasi esclusivamente il vitigno Chardonnay, che dà origine a vini bianchi noti per la loro freschezza, la spiccata mineralità e la grande eleganza. La denominazione è suddivisa in quattro livelli qualitativi: Petit Chablis, Chablis, Premier Cru e Grand Cru. Questi ultimi rappresentano l’eccellenza assoluta e provengono da una ristretta area di vigneti storici affacciati sulla valle del fiume Serein.