FEDE E RELIGIONI - 14 marzo 2026, 08:00

Il Papa: i cristiani con responsabilità nelle guerre fanno un esame di coscienza?

Leone XIV riceve i partecipanti al 37° Corso sul foro interno della Penitenzieria Apostolica e ricorda che il perdono dei peccati favorisce “la pace e l’unità della famiglia umana”. Solo una persona riconciliata con Dio, con la Chiesa e con sé stessa “è capace di vivere in modo disarmato e disarmante”. Nota però che il Sacramento della Riconciliazione è un tesoro della misericordia spesso “inutilizzato” dai cristiani.

Il Sacramento della Riconciliazione, per Papa Leone XIV, “ristabilisce l’unità con Dio”, con la Chiesa e con sé stessi, favorendo così anche “la pace e l’unità della famiglia umana”.

Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?

Leggi qui il discorso integrale di Papa Leone XIV

Il Papa si pone questa domanda incontrando questa mattina, 13 marzo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, 400 partecipanti al 37° Corso sul foro interno della Penitenzieria Apostolica. Ricorda che questo “dinamismo di unità”, che si trova nella confessione, “è un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli”.

“Solo una persona riconciliata è capace di vivere in modo disarmato e disarmante. Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno. In lui o in lei si realizzano le parole attribuite a San Francesco d’Assisi: «Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace».”

Per questo Leone XIV esorta la Penitenzieria, guidata dal Penitenziere Maggiore cardinale De Donatis e dal reggente monsignor Nykiel, a proseguire nel servizio di formazione dei confessori, affinché il Sacramento della Riconciliazione sia sempre più profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e quindi serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo di Dio.

Sottolinea però che, purtroppo, molti battezzati non vi fanno ricorso con sollecitudine, anche se la Chiesa ha progressivamente ampliato le possibilità della sua celebrazione.

“È come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse inutilizzato”, osserva il Papa, a causa di una diffusa distrazione dei cristiani che, non di rado, rimangono a lungo in stato di peccato piuttosto che accostarsi al confessionale con semplicità di fede e di cuore, per accogliere il dono del Signore Risorto.

Il Pontefice ricorda che fu il Concilio Lateranense IV, nel 1215, a stabilire che ogni cristiano è tenuto alla confessione sacramentale almeno una volta all’anno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, ha confermato questa norma.

Citando Sant’Agostino, il Papa sottolinea che “riconoscere i nostri peccati, soprattutto in questo tempo di Quaresima”, significa “accordarci” con Dio, cioè unirci a Lui.

Il Sacramento della Riconciliazione, prosegue Papa Leone, è dunque un vero “laboratorio di unità”. Ristabilisce infatti l’unità con Dio “attraverso il perdono dei peccati e l’infusione della grazia santificante”.

Questo genera l’unità interiore della persona e l’unità con la Chiesa. Il peccato, invece, rompe “l’unità spirituale con Dio”.

“È un voltargli le spalle, e questa drammatica possibilità è tanto reale quanto lo è il dono della libertà che Dio stesso ha fatto agli esseri umani. Negare che il peccato possa rompere davvero l’unità con Dio significa, in realtà, misconoscere la dignità dell’uomo, che è – e rimane – libero e quindi responsabile dei propri atti.”

Ai giovani sacerdoti e ai seminaristi in attesa di essere ordinati, allievi del corso, il Papa ricorda che “la vita intera di un sacerdote può essere pienamente realizzata celebrando assiduamente e fedelmente questo Sacramento”.

E cita i tanti sacerdoti diventati santi nel confessionale: san Giovanni Maria Vianney, san Leopoldo Mandić e, più recentemente, san Pio da Pietrelcina e il beato Michał Sopoćko.

Infine Leone XIV sottolinea che l’unità ristabilita con Dio attraverso la confessione è anche unità con la Chiesa, che viene arricchita dalla santità rinnovata dei suoi figli pentiti e perdonati.

“Nel confessionale, cari fratelli, collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa – una, santa, cattolica e apostolica – e così facendo diamo anche energie nuove alla società e al mondo.”

Il Papa conclude ricordando che l’unità con Dio e con la Chiesa è il presupposto dell’unità interiore delle persone, oggi particolarmente necessaria nel tempo della frammentazione che stiamo vivendo.

Un’unità interiore che è un desiderio reale soprattutto nelle nuove generazioni.

Le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libertà svincolata dalla verità possono trasformarsi, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione. Proprio perché fanno emergere un senso di incompiutezza, permettono di risvegliare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo sa rispondere pienamente.

Dio, conclude il Pontefice, si è fatto uomo per salvarci “e lo fa anche educando il nostro senso religioso, la nostra insopprimibile domanda di verità e di amore”.