Certe serate non si limitano a commemorare una data. Riescono piuttosto a creare un momento collettivo, quasi sospeso, in cui una comunità si riconosce e si ritrova. È quello che è accaduto martedì sera nella sala consiliare del municipio di Saint-Marcel, dove l’ottantesimo anniversario della ricostituzione del Comune si è trasformato in qualcosa di più di una celebrazione istituzionale: una serata intensa, partecipata, capace di superare le aspettative degli stessi organizzatori.
La sala era gremita e l’atmosfera carica di emozione. Molti cittadini hanno preso parte all’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale per ricordare il decreto del 10 marzo 1946 con cui il Consiglio della Valle sancì il ritorno all’autonomia amministrativa della comunità dopo gli anni della centralizzazione fascista.
A dare il senso di ciò che la serata ha rappresentato sono anche le parole arrivate il mattino seguente al sindaco in alcuni messaggi privati di chi era presente. «Ieri a Saint-Marcel si è formata una stringa temporale, uno spazio oltre le leggi del tempo in cui le generazioni hanno potuto ritrovarsi», ha scritto uno dei partecipanti. «Persino il municipio brillava di luce propria, come se il luogo sapesse di essere custode di qualcosa di magico per la sua storia. Era la voce delle generazioni passate. Tutta la sala era davvero emozionata di ritrovarsi. Grazie, è stato un bellissimo momento».
Parole che restituiscono bene il clima della serata, costruita attraverso testimonianze, immagini e memoria storica. Particolarmente apprezzati i filmati I sentieri della memoria e Una giornata a Saint-Marcel, realizzati dal videomaker Fabio Réan, che hanno intrecciato paesaggi, racconti e ricordi restituendo l’identità del territorio.
Nel suo intervento di apertura, il sindaco Gianni Champion ha scelto di alternare francese e italiano, sottolineando fin dalle prime parole il significato simbolico dell’anniversario.
«C’est avec une profonde émotion que je vous remercie toutes et tous d’être présents ce soir pour ce moment qui marque le début des célébrations du quatre-vingtième anniversaire de la reconstitution de notre Commune de Saint-Marcel», ha esordito.
«Je souhaite, tout d’abord, adresser mes remerciements, ainsi que ceux de toute notre communauté, à deux amis de Saint-Marcel qui incarnent aujourd’hui la proximité et l’attention de l’institution régionale: Monsieur le Président de la Région Renzo Testolin et Monsieur le Président du Conseil régional Stefano Aggravi».
Il sindaco ha poi ringraziato anche «deux collaborateurs importants, deux liens essentiels entre la Région et les communes: mes collègues et amis Fabrizio Bertholin, président de l’Unité des communes valdôtaines Mont-Émilius, et Alex Micheletto, président du CELVA», oltre al Comitato per l’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia e all’ANPI «soprattutto per ciò che rappresenta».
Nel passaggio centrale del suo discorso Champion ha ricordato il significato storico della data.
«Il 10 marzo 1946 era una domenica. In quegli anni la ricostituzione del nostro Comune non fu soltanto una riorganizzazione amministrativa. Fu molto di più. Fu la restituzione della voce a una comunità. Fu la restituzione della dignità a un territorio. Fu la restituzione della responsabilità ai cittadini».
«Sono e restano il cuore della nostra identità. Sono i luoghi in cui le persone si conoscono, si incontrano, si sostengono. Sono i luoghi in cui la democrazia non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana: partecipazione, responsabilità condivisa». Per il sindaco, la ricostituzione del 1946 rappresentò soprattutto la ricostruzione di un legame profondo tra istituzioni e cittadini. «Si trattò di riaffermare un principio fondamentale: che la libertà vive prima di tutto nelle comunità. Vive nella loro capacità di autogovernarsi, nella loro capacità di custodire la propria storia, nella loro capacità di costruire il proprio futuro».
Lo sguardo si è poi spostato sulle responsabilità di chi oggi amministra i territori. «Essere amministratori significa molto più che gestire un ente. Significa essere custodi di una comunità. Significa ascoltarne i bisogni, interpretarne le esigenze e difenderne la dignità».
Un passaggio particolarmente sentito è stato quello dedicato al sacrificio dei partigiani e al valore delle radici storiche delle comunità alpine.
«Le nostre montagne e il sacrificio dei nostri partigiani ci insegnano che nulla si costruisce senza fatica, senza perseveranza e senza coraggio. Ma ci insegnano anche che ciò che nasce da radici profonde è destinato a resistere: a resistere alle difficoltà e a resistere al tempo». Il discorso si è concluso con parole che hanno raccolto l’applauso della sala.
«Con gratitudine verso chi ci ha preceduto, con orgoglio per ciò che siamo diventati e con fiducia in ciò che sapremo essere domani, celebriamo non soltanto l’anniversario della ricostituzione del nostro Comune. Celebriamo qualcosa di ancora più grande. Celebriamo il valore, la forza e la fortuna di essere, ancora oggi, una comunità».
Una comunità che martedì sera, tra memoria e futuro, ha dimostrato di riconoscersi ancora profondamente nella propria storia. E forse è proprio questo il significato più autentico di un anniversario: non guardare soltanto indietro, ma ritrovare le ragioni per continuare a camminare insieme.