Nella seduta mattutina del 12 marzo 2026 il Consiglio Valle ha approvato, con 23 voti favorevoli (UV, CA, FI, PD-FP, AdC), 3 contrari (AVS) e 6 astensioni (FdI, Lega VdA, La Renaissance), il disegno di legge che aggiorna la disciplina sull’organizzazione del Corpo valdostano dei vigili del fuoco.
Contestualmente l’Assemblea ha votato all’unanimità un ordine del giorno presentato dai consiglieri della Lega VdA e dai componenti delle Commissioni seconda e terza (FI, UV, La Renaissance, FdI, AVS, AdC, CA) che impegna il Presidente della Regione ad avviare uno studio per verificare la fattibilità di un nuovo distaccamento dei vigili del fuoco nella Bassa Valle.
A illustrare in aula il provvedimento è stato Corrado Jordan (UV), presidente della III Commissione permanente – Assetto del territorio – e relatore della legge. “Il disegno di legge sul Corpo valdostano dei vigili del fuoco è un importante atto normativo che risponde in modo puntuale, preciso ed efficace alla necessità di aggiornare la precedente norma regionale”, ha spiegato il consigliere di Saint-Rhemy-en-Bosses, ricordando come il testo sia il risultato di “un importante lavoro di confronto e concertazione fatto in questi anni”, un percorso che – ha sottolineato – “è stato assolutamente valido e proficuo e sul quale nessun consigliere ha messo in discussione i principi che stanno alla base della riforma, né gli aspetti tecnici operativi legati alle competenze specifiche del Corpo”.
Secondo il relatore, la riforma rappresenta l’ultimo passaggio di un processo più ampio di valorizzazione del personale: “Questo percorso di valorizzazione del Corpo e della figura dei vigili del fuoco è ormai giunto alle battute finali”, ha affermato, ricordando che parallelamente prosegue anche il confronto con lo Stato sugli aspetti previdenziali.
“C’è un’attività di negoziazione complessa con gli organi statali – ha aggiunto – ma c’è anche un grande impegno da parte del Governo regionale e della maggioranza per arrivare a un risultato”.
Entrando nel merito del provvedimento, Jordan ha evidenziato come la nuova legge punti a rafforzare l’assetto organizzativo e professionale del Corpo. “Non ci sono dubbi sulla bontà di un impianto normativo che assicura ai vigili del fuoco la revisione dell’architettura organizzativa, la modernizzazione della governance e una maggiore professionalizzazione delle carriere”, ha dichiarato Jordan.
La riforma prevede infatti un ordinamento di diritto pubblico, con una struttura gerarchica e altamente specializzata. “Si raggiungerà questo risultato con la creazione di un assetto gerarchico e altamente specializzato che bilancia il reclutamento di competenze tecniche elevate con la valorizzazione dell’esperienza operativa interna”, ha spiegato il relatore, aggiungendo che l’obiettivo è “allineare il Corpo ai moderni standard di gestione delle risorse umane”.
Il riferimento è andato in particolare alla sanità: “Penso al comparto infermieristico, dove ci sono analogie evidenti: emergenze, turni pesanti, poco personale e condizioni di lavoro non sempre invidiabili. Anche in questo settore, ha detto, “avrebbe senso introdurre maggiori tutele e vantaggi previdenziali”.
Dal punto di vista politico, Jordan ha definito la riforma “un’attualizzazione e una modernizzazione di un percorso normativo iniziato nel 1999 con la legge 37”.
All’epoca, ha ricordato, con la norma di attuazione dello Statuto speciale e il trasferimento delle funzioni dallo Stato alla Regione, la politica valdostana scelse di rafforzare il ruolo autonomo del Corpo.
“La politica esercitò molto bene le proprie prerogative di autonomia, creando i presupposti perché negli anni si potessero fare scelte autonome e investire risorse importanti nel sistema del soccorso”, ha affermato.
Oggi, ha aggiunto, quella stessa autonomia consente di aggiornare e migliorare la normativa: “Dopo più di vent’anni possiamo modernizzare la legge mantenendo forti le nostre prerogative regionali”.
Corrado Jordan ha insistito più volte sul fatto che la legge non può essere letta come un intervento isolato. “Questa norma disciplina il funzionamento del Corpo, ma non deve essere considerata come un atto a sé stante”, ha spiegato.
In Valle d’Aosta, ha ricordato, esiste un sistema integrato di soccorso che coinvolge più strutture: vigili del fuoco, sanità, Corpo forestale, soccorso alpino e protezione civile. “Possiamo vantarci di disporre di un sistema di gestione dell’emergenza e del soccorso che è invidiato da molti”, ha affermato. “Un sistema che funziona e che risponde in ogni situazione grazie alla professionalità di tutti gli operatori coinvolti”. Il relatore ha comunque riconosciuto che, nei casi più complessi, possono emergere criticità.
“La quasi totalità degli interventi è gestita correttamente e il servizio è eccellente”, ha detto. “Ma esistono alcuni casi in cui emergono sovrapposizioni di ruoli o problemi di coordinamento. Sono pochi, ma è nostro dovere fare in modo che il sistema funzioni anche in queste situazioni”.
Jordan non ha nascosto che la discussione sulla legge è stata accompagnata da forti tensioni.
“È evidente che le attenzioni e le tensioni politiche legate a questo tema sono molto alte”, ha osservato, ricordando la grande quantità di corrispondenza ricevuta dai consiglieri negli ultimi anni.
“Segno che, nonostante il sistema funzioni, ci sono questioni mai completamente affrontate e chiarite”.
Il relatore ha parlato apertamente di “contrapposizioni tecniche, sindacali e politiche” e di “posizioni polarizzate”. “Il ruolo della maggioranza è stato quello di prendere distanza da posizioni ideologiche e corporative e fare gli interessi del sistema Valle d’Aosta”, ha affermato. Secondo Jordan, non è corretto ignorare il principio alla base del sistema regionale di soccorso: “Uno strumento che unisce i soggetti che si occupano di soccorso”. “Qualcuno sceglierà di sostenere gli uni o gli altri – ha detto – ma non è serio ignorare le norme vigenti sul coordinamento”.
Una parte rilevante del lavoro legislativo si è concentrata sugli emendamenti introdotti in Commissione. “Abbiamo definito i principi che ritenevamo necessari e su questi abbiamo costruito gli emendamenti”, ha spiegato Jordan. Tra le modifiche più significative vi è il richiamo esplicito al sistema regionale del soccorso pubblico e alle normative già esistenti. “Non introduciamo nuove norme – ha chiarito – ma richiamiamo norme già in vigore per ricordare che tutti i soggetti fanno parte di un sistema regionale di gestione del soccorso e della protezione civile”.
Particolare attenzione è stata dedicata alla Centrale unica del soccorso (CUS). “È il luogo in cui sono raccolte e analizzate le informazioni e dove queste diventano decisioni operative in base ai diversi scenari di intervento”, ha spiegato.
Gli emendamenti, ha aggiunto, mirano a rafforzare il coordinamento operativo: “L’obiettivo è migliorare l’integrazione tra i diversi soggetti presenti nella centrale e prevenire eventuali conflitti di competenza”. Il presidente della Commissione Jordan ha ribadito che non si tratta di limitare le competenze di qualcuno: “Nessuna compressione delle competenze, nessuna prerogativa calpestata, ma maggiore chiarezza sui compiti della Centrale unica del soccorso”.
Un altro punto affrontato riguarda il soccorso in montagna, spesso oggetto di discussione. “Abbiamo inserito una definizione più chiara facendo riferimento alla legge sul soccorso alpino”, ha spiegato il relatore.
La definizione comprende non solo le aree montane in senso stretto ma anche le zone impervie del territorio dove siano necessarie competenze alpinistiche. “Nulla di nuovo rispetto a ciò che già esiste e funziona, ma maggiore chiarezza”, ha sottolineato Jordan.
Il messaggio politico conclusivo del relatore è stato chiaro: rafforzare la collaborazione tra tutte le componenti del sistema. “Quando serve un intervento non importa chi agisce, ma importa come si agisce”, ha affermato.
Nel corso della stessa seduta il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il Presidente della Regione ad approfondire la possibilità di creare un distaccamento dei vigili del fuoco nella Bassa Valle. Lo studio dovrà analizzare “gli aspetti normativi, le peculiarità territoriali, demografiche e insediative, le vulnerabilità specifiche del contesto e l’analisi storica degli interventi di soccorso”.
L’analisi dovrà inoltre valutare “in termini di costi e benefici” le implicazioni economiche e amministrative, considerando anche il ruolo della componente volontaria del Corpo. L’obiettivo è verificare la reale fattibilità di un nuovo presidio operativo sul territorio, alla luce delle esigenze di sicurezza e di soccorso della parte orientale della regione.