CULTURA - 10 marzo 2026, 16:30

Il Premio Letterario Valle d’Aosta cresce: tre finalisti e una comunità che riscopre la narrativa

Annunciata la terna finalista della seconda edizione del Premio Letterario Valle d’Aosta con i romanzi di Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi e Giulia Scomazzon. La menzione opera prima andrà a Paulina Spiechowicz. Il riconoscimento si conferma uno degli appuntamenti culturali più significativi della regione, capace di valorizzare la narrativa italiana contemporanea e coinvolgere direttamente i lettori valdostani

Paolo GIordano, presidente della giuria del premio

C’è qualcosa di particolarmente significativo quando un territorio decide di investire nella letteratura. Non soltanto perché premia gli autori, ma perché costruisce uno spazio di dialogo tra chi scrive, chi legge e una comunità che si riconosce nella cultura come bene pubblico. È proprio questa la filosofia che accompagna il Premio Letterario Valle d’Aosta, giunto alla sua seconda edizione e ormai avviato verso uno degli appuntamenti più attesi del calendario culturale regionale.

L’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta ha infatti annunciato la terna finalista del premio, che culminerà con la cerimonia di proclamazione prevista l’11 aprile 2026 ad Aosta. Un momento che non sarà soltanto una premiazione, ma un’occasione di incontro tra autori e lettori, immersi in un contesto che unisce la dimensione culturale con il patrimonio naturale e identitario della regione.

I tre titoli finalisti sono stati selezionati dalla giuria di qualità presieduta dallo scrittore Paolo Giordano e composta da Laura Marzi, Stefano Petrocchi, Veronica Raimo e Simonetta Sciandivasci.

La terna comprende tre romanzi molto diversi tra loro ma accomunati da una forte intensità narrativa:

Donnaregina di Teresa Ciabatti (Mondadori)

Lo sbilico di Alcide Pierantozzi (Einaudi)

8.6 gradi di separazione di Giulia Scomazzon (Nottetempo)

Tre opere che rappresentano alcune delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea e che, come spiega il presidente della giuria, condividono una matrice comune.

«La giuria è lieta di annunciare la terna vincitrice di questa seconda edizione del Premio», afferma Paolo Giordano. «Ribadisco “vincitrice”, perché tutti e tre i libri verranno premiati. Fra questi verrà poi decretato un super vincitore».

Secondo lo scrittore torinese, il filo che lega i tre romanzi riguarda soprattutto la loro capacità di esplorare zone intime e spesso dolorose dell’esperienza umana. «C’è una parentela stretta fra i libri vincitori di quest’anno», spiega Giordano. «Ha a che fare con il concentrarsi su qualcosa di molto intimo e bruciante: una dipendenza, una diagnosi psichiatrica, il rapporto con una figlia».

Ma non è soltanto il tema a unire le opere selezionate. «C’è anche un’attitudine specifica al racconto», prosegue Giordano, «lontana da ogni compromesso e dall’autocommiserazione. Sono romanzi spietati innanzitutto verso sé stessi, privi del vittimismo che negli ultimi anni è diventato canone paraletterario».

Il presidente della giuria invita poi a leggere questi testi andando oltre l’apparente dimensione autobiografica che potrebbe emergere a una prima lettura. «Forse quello che salterà all’occhio sarà il dominio del racconto memorialistico, dell’io narrante al centro della storia», osserva. «Ma non si tratta davvero di quello. Si tratta di spogliare la realtà esterna dalla retorica, offrendo in cambio sé stessi. Di rivelare il fuori attraverso il sacrificio del proprio vissuto».

Accanto alla selezione principale, il premio riconosce anche il talento emergente con la menzione opera prima, che quest’anno sarà assegnata a Mentre tutto brucia di Paulina Spiechowicz.

La motivazione della giuria sottolinea la forza narrativa del romanzo e la sua prospettiva originale: «Abbiamo scelto Mentre tutto brucia per la sua forza narrativa e l’originalità del punto di vista attraverso cui racconta una storia senza tempo: il conflitto giovanile tra il proprio desiderio e le imposizioni dei genitori».

Particolarmente apprezzata è anche la capacità dell’autrice di affrontare temi complessi attraverso uno sguardo nuovo. «La prospettiva scelta per raccontare il branco è inedita», si legge nella motivazione. «Spiechowicz descrive molto chiaramente la paura che precede e dà origine alla violenza».

La giuria evidenzia inoltre la scelta narrativa dell’autrice di concentrarsi non soltanto sul dolore, ma anche sulle possibilità di libertà dei giovani protagonisti. «Scrivendo una storia che ha come protagonisti dei giovanissimi e in particolare una ragazzina, decide di concentrarsi, invece che sul dolore dell’emigrazione, sulla ricerca del piacere, della libertà, sulla possibilità ancora intatta che Beatrice ha di essere felice e libera, non straniera in Italia, ma cittadina del mondo».

Uno degli aspetti più originali del Premio Letterario Valle d’Aosta è proprio il coinvolgimento diretto della comunità locale. Accanto alla giuria di qualità, infatti, entrerà in gioco una giuria popolare composta da cento grandi lettori valdostani, chiamati a esprimere il proprio voto e ad assegnare una menzione speciale a una delle opere finaliste.

È questo elemento partecipativo a rendere il premio qualcosa di più di un semplice riconoscimento editoriale. La letteratura diventa occasione di confronto, di discussione e di incontro tra autori e lettori, trasformando la cerimonia finale in una vera festa della narrativa.

In un’epoca in cui spesso si parla di crisi della lettura, iniziative come questa dimostrano invece come il libro possa ancora essere uno strumento di relazione e di crescita culturale. E per una regione come la Valle d’Aosta, che ha sempre fatto della cultura uno dei pilastri della propria identità, il Premio Letterario rappresenta anche un modo concreto per inserirsi nel panorama nazionale della narrativa contemporanea.

L’appuntamento è quindi fissato per l’11 aprile ad Aosta, quando uno dei tre romanzi finalisti riceverà il riconoscimento principale. Ma, come ha ricordato Paolo Giordano, in un certo senso i vincitori sono già tre: tre storie diverse che hanno saputo trasformare l’esperienza personale in letteratura capace di parlare a tutti.

j.p. sa.