Il rinnovo dei contratti della sanità privata torna al centro del confronto sindacale e si trasforma in mobilitazione nazionale. Il 17 aprile lavoratrici e lavoratori del settore incroceranno le braccia per chiedere lo sblocco dei contratti collettivi nazionali, fermi in alcuni casi da oltre un decennio. La protesta riguarda più di 300 mila addetti in tutta Italia e coinvolge anche la Valle d’Aosta, dove circa 250 operatori sono impiegati nelle strutture private accreditate con il servizio sanitario regionale.
Secondo le organizzazioni sindacali, il nodo principale è rappresentato dalla posizione delle associazioni datoriali del settore, che continuano a rinviare la conclusione delle trattative. «Le motivazioni dello sciopero – spiega Eleine Krieger Garcia della FP CGIL – risiedono nella reiterata volontà delle controparti di non procedere al rinnovo dei contratti collettivi nazionali del settore privato, attraverso la ritardata apertura delle trattative oppure assumendo posizioni ostative nei tavoli già avviati».
Nel mirino dei sindacati ci sono in particolare le organizzazioni rappresentative delle strutture sanitarie private accreditate, accusate di subordinare il rinnovo contrattuale alla copertura integrale degli aumenti salariali da parte delle Regioni. Una richiesta che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rischia di trasformare una questione contrattuale in un braccio di ferro istituzionale.
«Le associazioni datoriali – sottolinea Giovan Battista De Gattis della CISL FP – hanno dichiarato in tutti i consessi la loro intenzione di non procedere alla sottoscrizione dei contratti fino a quando non sarà garantito il totale finanziamento dell’incremento del costo del lavoro a carico delle Regioni».
Il confronto si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il rapporto tra sanità pubblica e strutture private accreditate. Queste ultime operano in convenzione con il sistema sanitario e ricevono risorse pubbliche per le prestazioni erogate ai cittadini. Proprio per questo, secondo i sindacati, non è accettabile che i lavoratori del settore continuino a percepire salari sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi del pubblico.
«Non vi sono ragioni – afferma Nicola Pau della UIL FPL – per cui il personale dipendente del privato debba percepire una retribuzione notevolmente più bassa rispetto ai colleghi del pubblico impiego, pur fornendo la medesima prestazione professionale di assistenza e cura».
Il problema, aggiungono i sindacati, non è soltanto salariale ma riguarda anche l’attrattività del settore sanitario. Con contratti scaduti da otto o addirittura quattordici anni, il rischio è quello di accentuare la difficoltà nel reperire personale qualificato, già evidente in molte aree del sistema sanitario.
In Valle d’Aosta i lavoratori interessati dal contratto della sanità privata operano principalmente all’Istituto Clinico Valle d’Aosta, al Refuge Père Laurent e all’Istituto Radiologico Valdostano. Numeri relativamente contenuti rispetto al contesto nazionale, ma che rappresentano comunque una componente del sistema sanitario regionale che integra l’offerta pubblica di prestazioni.
Per i sindacati, la mobilitazione del 17 aprile vuole essere anche un segnale alle istituzioni nazionali. «L’insistenza delle associazioni datoriali su questa posizione – osservano i rappresentanti di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL – indica la volontà di scaricare il rischio d’impresa sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori e della collettività».
Da qui la richiesta di un intervento politico e regolatorio. Le organizzazioni sindacali chiedono al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole più stringenti per l’accreditamento delle strutture private, in modo da garantire contratti uniformi e condizioni di lavoro adeguate a chi opera nei servizi sanitari e socio-sanitari.