Il dibattito sull’Osservatorio regionale sulla legalità e sulla criminalità organizzata torna al centro della scena politica valdostana. A sollevare il tema sono le forze politiche di opposizione di sinistra – Uniti a Sinistra, ADGA, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista – che in una nota congiunta esprimono “forte preoccupazione” per la proposta di modifica alla normativa che disciplina l’organismo.
Secondo i firmatari, il nodo principale riguarda il rapporto tra l’Osservatorio e la maggioranza politica regionale. Nel documento si legge che è “inopportuno che l’Osservatorio venga posto sotto l’egida di una maggioranza politica che, per sua natura, dovrebbe invece essere oggetto di attenta vigilanza”.
La critica ruota attorno a un principio che le opposizioni definiscono essenziale: la separazione tra chi governa e chi controlla. “L’organismo deputato al monitoraggio dei fenomeni di infiltrazione mafiosa non può essere direttamente ricondotto a chi esercita il governo della Regione”, sostengono i firmatari, richiamando anche alcune vicende del passato che, a loro dire, “hanno suscitato rilevanti perplessità nell’opinione pubblica”.
Nel testo si sottolinea come l’Osservatorio dovrebbe mantenere una posizione istituzionale distinta dalla dinamica politica quotidiana. “Deve essere uno strumento terzo, autorevole e indipendente, non un organismo legato agli equilibri della maggioranza di turno”, affermano i promotori della presa di posizione.
Un passaggio del documento riguarda anche il ruolo dell’Assessorato regionale all’Istruzione. Le forze di opposizione riconoscono che la promozione della cultura della legalità nelle scuole rappresenta “un’iniziativa certamente apprezzabile”. Tuttavia precisano che questa attività “può e deve essere portata avanti indipendentemente dalla presenza dell’assessore all’interno dell’Osservatorio”.
Nel loro ragionamento, l’organismo dovrebbe concentrarsi soprattutto su alcuni ambiti considerati particolarmente sensibili. Tra questi vengono citati “il sistema degli appalti, le grandi opere, la diffusione di supermercati e ipermercati e il fenomeno del gioco d’azzardo”, settori che – secondo il documento – potrebbero essere esposti a possibili infiltrazioni della criminalità organizzata.
Un altro punto contestato riguarda la durata dell’Osservatorio. La proposta di legge, secondo i firmatari, rischierebbe di legare il funzionamento dell’organismo al ciclo politico della legislatura. Una prospettiva che viene giudicata problematica: “Il contrasto alla criminalità organizzata richiede continuità, stabilità e autonomia rispetto ai cicli elettorali”.
Per questo le forze politiche chiedono che l’Osservatorio abbia “una dimensione permanente e una composizione plurale”, con la presenza garantita di tutte le minoranze rappresentate in Consiglio regionale.
Nel documento emerge anche la richiesta di rafforzare il ruolo delle associazioni civiche attive sul territorio valdostano. Secondo i firmatari, realtà impegnate da anni sul fronte della legalità dovrebbero avere uno spazio maggiore all’interno dell’organismo.
“Maggiore spazio dovrebbe essere riconosciuto alle associazioni civiche impegnate nel contrasto al sistema mafioso in Valle d’Aosta”, si legge nella nota, che cita esplicitamente l’esperienza dell’associazione Libera come “un presidio fondamentale di legalità e partecipazione”.
La proposta arriva fino a ipotizzare un coinvolgimento ancora più diretto delle organizzazioni della società civile, “fino alla possibilità che possano presiedere l’Osservatorio stesso”, ritenuta una garanzia di “credibilità, competenza e indipendenza”.
La presa di posizione si chiude con un invito alla riflessione rivolto al Consiglio regionale. “L’Osservatorio regionale deve essere uno strumento di controllo rigoroso e imparziale”, concludono i firmatari, avvertendo del rischio che “si possano confondere controllori e controllati”.
Da qui la richiesta finale: “un ripensamento profondo della proposta di legge, nell’interesse della trasparenza e della tutela della comunità valdostana”.