Dopo che l’Avcu - Associazione valdostana consumatori - ha sottoposto alle istituzioni il tema dell’utilizzo limitato della cannabis terapeutica in Valle d’Aosta, venne istituito un tavolo di lavoro al termine del quale l’Assessorato alla Sanità e l’Azienda USL deliberarono l’utilizzo di farmaci a base di cannabis prescritti in ambito clinico, non solo in forma di decotti, come già avveniva, ma anche con la somministrazione di olio di CBD.
L’accesso rimane regolato da criteri rigorosi: la prescrizione può essere effettuata solo dai medici della Struttura di Terapia del Dolore dell’Ospedale Beauregard, tramite ricetta rossa non ripetibile, e le preparazioni vengono allestite dalle farmacie autorizzate secondo le norme nazionali.
La cannabis terapeutica è destinata ai pazienti che presentano condizioni per cui la letteratura scientifica riconosce un beneficio documentato, come il dolore neuropatico, la spasticità da sclerosi multipla, alcune forme di epilessia resistente, la nausea da chemioterapia, disturbi d’ansia selezionati e, in casi specifici, il glaucoma.
Non si tratta di rimedi alternativi, ma di farmaci studiati e regolamentati. Il THC e il CBD agiscono sul sistema endocannabinoide modulando la percezione del dolore, con un rischio di dipendenza inferiore rispetto agli oppioidi.
Il CBD puro, nella formulazione Epidiolex, ha ridotto fino al 50% le crisi epilettiche in pazienti non responsivi ad altri trattamenti; il farmaco Sativex, a base di THC e CBD, è approvato in oltre 25 Paesi per la spasticità da sclerosi multipla; il dronabinol, un derivato del THC, è utilizzato dagli anni ’80 per contrastare nausea e perdita di appetito nei pazienti oncologici.
Le National Academies of Sciences degli Stati Uniti hanno sintetizzato così lo stato della ricerca:
“I cannabinoidi hanno dimostrato efficacia terapeutica per il dolore cronico, la nausea da chemioterapia e la spasticità. Le prove sono sufficienti per raccomandarne l’uso in contesti clinici specifici.”
La scelta della Valle d’Aosta di introdurre la formulazione in olio risponde alle esigenze dei pazienti: permette una titolazione più precisa, una migliore tollerabilità e una maggiore facilità d’uso rispetto al decotto, spesso poco gradito.
Come ha spiegato il responsabile della Terapia del Dolore, si tratta di una preparazione attesa da molte persone, soprattutto da chi non tollera le forme tradizionali.
È importante chiarire che questa decisione non rappresenta una liberalizzazione: la cannabis terapeutica resta un farmaco e la sua prescrizione è limitata a condizioni cliniche specifiche.
La cannabis light e gli oli di CBD venduti nei negozi non hanno valore terapeutico riconosciuto dal SSR e non rientrano in alcuna delibera regionale.
Il punto centrale è che la cannabis medica non sostituisce gli altri farmaci, ma li affianca: per alcune condizioni offre un profilo di effetti collaterali più favorevole rispetto ad alternative come gli oppioidi o alcuni antiepilettici. La scienza avanza e sempre più sistemi sanitari riconoscono il ruolo dei cannabinoidi come strumenti terapeutici aggiuntivi, non come soluzioni improvvisate.
Questa scelta fatta dall’Azienda USL della Valle d’Aosta segna sicuramente una novità importante per i cittadini valdostani e riteniamo che informare i cittadini sia un dovere.