In un tempo in cui la Chiesa è chiamata a riorganizzarsi, ascoltare e decidere con lucidità, il ruolo dei pastori nei territori assume un peso specifico che va oltre i confini delle singole diocesi. È in questa prospettiva che l’elezione di monsignor Franco Lovignana a vice presidente della Conferenza episcopale piemontese rappresenta un passaggio significativo non solo per la diocesi di Aosta, ma per l’intera Regione ecclesiastica.
Nei giorni 3 e 4 marzo, a Susa, i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta si sono riuniti in sessione ordinaria della Conferenza episcopale piemontese. Un appuntamento istituzionale che quest’anno ha assunto un rilievo particolare, sia per i temi affrontati sia per il rinnovo della Presidenza.
Alla guida della Conferenza è stato eletto il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. Al suo fianco, come vice presidente, è stato scelto Franco Lovignana, mentre il ruolo di segretario è stato affidato a monsignor Egidio Miragoli, vescovo di Mondovì.
Per la diocesi di Aosta si tratta di un riconoscimento importante. Lovignana, alla guida della Chiesa valdostana dal 2011, assume ora un incarico che lo colloca in una posizione di responsabilità e coordinamento a livello interdiocesano, in una fase storica segnata da trasformazioni profonde: calo delle vocazioni, riorganizzazione delle parrocchie, nuove povertà e crescente pluralismo culturale.
La prima parte dei lavori ha visto la partecipazione del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, e dell’assistente generale, monsignor Claudio Giuliodori. Il confronto si è concentrato sull’andamento e sulla presenza dell’Azione Cattolica nelle diocesi piemontesi e valdostane, con l’obiettivo di valutare il contributo dell’associazione alla vita ecclesiale e alla formazione dei laici.
Un passaggio centrale della sessione è stato dedicato all’analisi di due testi di indirizzo pastorale destinati a orientare il cammino delle comunità nei prossimi anni. Il primo riguarda gli “Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio”, tema particolarmente delicato in un contesto sociale in cui le unioni religiose sono in calo e cresce la complessità delle situazioni familiari. Il secondo documento, intitolato “Radicati e costruiti in Cristo: linee di orientamento per il cammino delle Chiese italiane nei prossimi anni”, offre una cornice più ampia, proponendo una visione di rinnovamento ecclesiale fondata sull’ascolto, sulla corresponsabilità e sulla missione.
Nel corso della riunione, i vescovi hanno inoltre risposto alla richiesta della Conferenza Episcopale Italiana di proporre nominativi per la Presidenza delle Commissioni nazionali, contribuendo così al processo di definizione degli assetti futuri a livello nazionale.
Per Aosta, la nomina di Lovignana a vice presidente della Conferenza episcopale piemontese non è solo un dato formale. È il segno di una Chiesa locale che, pur nelle sue dimensioni contenute, continua a essere interlocutrice autorevole nel dibattito ecclesiale regionale. In un territorio di confine come la Valle d’Aosta, storicamente attraversato da identità linguistiche e culturali diverse, la presenza del vescovo in un ruolo di coordinamento può favorire un dialogo più stretto tra centro e periferia, tra tradizione e rinnovamento.
La nuova Presidenza è ora chiamata a tradurre in scelte concrete gli orientamenti discussi a Susa. Per monsignor Lovignana si apre una stagione di responsabilità più ampia, che lo vedrà impegnato non solo nella guida della diocesi aostana, ma anche nel contribuire a tracciare la rotta comune delle Chiese del Piemonte e della Valle d’Aosta.