FEDE E RELIGIONI - 04 marzo 2026, 08:00

Francia, sì alla legge al suicidio assistito. I vescovi: “Impegnarsi per le cure palliative”

Una reazione sul sito della Conferenza Episcopale Francese risponde alla legge che introduce il suicidio assistito nella nazione

Di Andrea Gagliarducci - ACI Stampa

L’obiettivo è quello di prendere la parte positiva della legge, ovvero lo sviluppo delle cure palliative. Ma i vescovi francesi non sono ovviamente contenti del risultato parlamentare, che ha visto approvare i due progetti di legge relativi all’“assistenza e cure palliative” e al “suicidio assistito” lo scorso 25 febbraio in Francia. Attivi nel dibattito sin dall’inizio, forti nel denunciare quella che definiscono cultura della morte, i vescovi di Francia rilasciano una breve ma chirurgica nota come reazione all’approvazione. In essa notano l’importanza morale di preservare le cure palliative, lamentano che si prosegua a decidere della vita e della morte delle persone a colpi di maggioranza e sottolineano la violazione della libertà di coscienza prevista con la contemplazione del reato di ostruzione inserito nella legge.

I parlamentari francesi hanno approvato le due leggi con 299 voti a favore, 226 contrari e 37 astensioni. Mercoledì 25 febbraio, i deputati francesi hanno approvato in seconda lettura il disegno di legge che istituisce il “diritto al suicidio assistito”. In una dichiarazione rilasciata dalla Conferenza Episcopale Francese venerdì 27 febbraio, l’episcopato ha sottolineato “lo stretto margine che ha permesso l’adozione del testo”, ma anche “il costante aumento del numero di voti contrari”.

In prima lettura, il 27 maggio, nell’aula dell’Assemblea Nazionale, il disegno di legge sul suicidio assistito era stato approvato con 305 voti a favore, 199 contrari e 57 astensioni. L’aumento del numero di oppositori a questa legge spinge “i cristiani a impegnarsi maggiormente oggi nella promozione delle cure palliative” e a impedire che “la morte indotta entri nell’ordinamento giuridico francese”, ha dichiarato a Vatican News il vescovo di Nanterre Matthieu Rougé, portavoce dei vescovi francesi per le questioni della vita.

Nella nota dei vescovi francesi viene “accolto con favore il fatto che il rafforzamento delle cure palliative, condizione essenziale per garantire il sollievo dal dolore e un’assistenza dignitosa a ogni persona in fin di vita, sia stato sancito dalla legge. L’effettivo sviluppo di queste cure in tutto il Paese rimane una priorità e un imperativo di giustizia”.

Ma i vescovi ribadiscono anche la “profonda opposizione all’adozione di una legge che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito”, considerando che “una questione così fondamentale, che coinvolge il concetto stesso di dignità umana e il ruolo della medicina, non può essere decisa da una maggioranza così fragile senza lasciare dietro di sé un profondo disagio democratico”.

La nota della Conferenza Episcopale Francese sottolinea che “durante i dibattiti parlamentari numerose voci – professionisti sanitari, giuristi, filosofi, rappresentanti dei pazienti, medici e parlamentari – hanno lanciato moniti precisi e motivati” e che “molti hanno allertato l’opinione pubblica sui rischi di ambiguità giuridiche, sulle pressioni sociali o familiari che potrebbero gravare su individui vulnerabili e sulla trasformazione radicale del ruolo del medico, ora chiamato non solo a curare e alleviare la sofferenza, ma anche a causare la morte”.

Eppure, rimarcano i vescovi con rammarico, “nessuna di queste importanti preoccupazioni è stata affrontata” e, men che meno, è stata prevista “l’inclusione di una clausola istituzionale volta a garantire il rispetto delle carte etiche specifiche di alcune istituzioni”.

I vescovi lamentano anche che le leggi mantengano il “reato di ostruzione”, che “viola gravemente la libertà di coscienza” e “rappresenta un rischio reale per gli sforzi di prevenzione del suicidio”.

Per i vescovi è “preoccupante” la decisione di proseguire in assenza di un ampio consenso, perché “legalizzare il suicidio assistito non è semplicemente un adeguamento tecnico della legge: è, in realtà, un cambiamento antropologico che altera profondamente le fondamenta stesse della società”.

In conclusione, “la Conferenza Episcopale Francese ribadisce con forza che causare deliberatamente la morte non può costituire progresso umano. Auspica che il resto del processo parlamentare riaffermi che una società veramente fraterna si definisce dal modo in cui si prende cura dei suoi membri più vulnerabili, non dalla facilità con cui accetta di causarne la morte”.