Certe trasferte istituzionali hanno un tempismo che definire infelice è un eufemismo. Il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto, si trovava beatamente a Dubai proprio mentre l’amico internazionale della premier Giorgia Meloni decideva di regolare i conti con l’Iran. Tempismo perfetto: cocktail, business forum e – zac – missili.
La scena è surreale. Mentre nei cieli mediorientali si accendevano fuochi d’artificio tutt’altro che celebrativi, negli hotel di lusso di Dubai si affollavano italiani in cerca di informazioni: studenti in viaggio studio, famiglie con bambini, lavoratori. Altro che brunch panoramico: qualcuno ha dovuto trovare riparo nei rifugi. E lì la geopolitica diventa improvvisamente concreta, molto meno da convegno e molto più da sirena d’allarme.
Il ministro, pacioso come sempre, ha rassicurato tutti: “Non sapevamo nulla”. Ora, capiamoci, può succedere che un governo non sia informato in anticipo di un’azione militare altrui. Però qui parliamo di alleanze, relazioni privilegiate, foto opportunity, dichiarazioni di amicizia strategica. Se davvero Roma è stata tenuta all’oscuro, il problema è politico. Se invece sapeva, il problema è doppio. In entrambi i casi, non è esattamente un capolavoro di politica estera.
E veniamo al dettaglio più gustoso, degno della nostra Velina Rossonera. Per rientrare in Italia, Crosetto ha scelto un volo di Stato. Costo dichiarato: circa 5 mila euro. Un volo civile? Intorno ai 1.500. E fin qui uno potrebbe dire: sicurezza prima di tutto. Certo. Però poi lamentarsi dei costi o evocare sacrifici e sobrietà fa un po’ sorridere. La sobrietà, evidentemente, viaggia in economy.
Nel frattempo, tra i corridoi romani, i retroscenisti raccontano di telefonate concitate, ambasciate in fibrillazione e qualche malumore non proprio silenzioso dentro la maggioranza. C’è chi sussurra che alla Farnesina più di uno abbia storto il naso. C’è chi, tra i meloniani puri, avrebbe gradito un coordinamento più… coordinato. E c’è chi, tra gli alleati, ha colto l’occasione per ricordare che la politica estera non è una story su Instagram.
La narrativa ufficiale è quella della prontezza e della responsabilità. Quella ufficiosa parla di sorpresa, di informazioni arrivate tardi e di un’Italia che, ancora una volta, si scopre spettatrice più che regista nello scacchiere internazionale. Non proprio la “grandeur” che certa destra ama evocare nei comizi, tra richiami patriottici e orgoglio sovranista.
Intanto a Dubai, tra un bunker e una hall climatizzata, gli italiani si sono arrangiati come sempre: con sangue freddo e telefonate ai consolati. Loro sì, senza voli di Stato.
Piero, diciamocelo: la politica estera è cosa seria. E quando si gioca con le parole – amicizia, alleanza, sovranità – bisognerebbe anche accettare che poi arrivino i fatti a chiedere il conto. Stavolta il conto è stato da 5 mila euro. Pagato dallo Stato. La grandeur, a quanto pare, ha sempre un supplemento.
Soggiorno a Dubai
Il y a des voyages officiels qui tombent pile au mauvais moment. Notre ministre de la Défense, Guido Crosetto, se trouvait tranquillement à Dubai pendant que le grand copain international de Giorgia Meloni décidait d’envoyer quelques messages explosifs à l’Iran. Timing impeccable : petits fours, poignées de main, et soudain… boum.
On imagine la scène. Pendant que les experts géopolitiques s’excitaient sur les plateaux télé, des étudiants italiens, des familles avec enfants, des femmes en voyage de travail cherchaient un abri. Pas un rooftop branché : un refuge anti-missiles. La mondialisation, version sirène d’alerte.
Le ministre, imperturbable, a expliqué que le gouvernement italien ne savait rien. Rien du tout. Surprise totale. Comme un invité qui découvre à table que le dîner est en réalité un bombardement. Deux possibilités : soit Rome n’était vraiment pas au courant — et alors l’« amitié stratégique » ressemble à une carte postale sans timbre — soit elle savait et joue les vierges effarouchées. Dans les deux cas, ce n’est pas exactement une démonstration de puissance.
Et là arrive le détail croustillant, digne d’un dessin en une. Pour rentrer en Italie, Crosetto a choisi un vol d’État : environ 5 000 euros. Un vol civil ? Autour de 1 500. Certes, la sécurité n’a pas de prix. Mais quand on prêche la rigueur, la sobriété et les sacrifices pour tous, ça fait un peu désordre de voyager en version premium payée par la collectivité. La grandeur a un supplément bagage.
À Rome, pendant ce temps, les téléphones chauffaient. Diplomates nerveux, conseillers blêmes, alliés qui murmurent. On raconte que certains au ministère des Affaires étrangères ont levé les yeux au ciel. D’autres, dans la majorité, auraient apprécié un minimum de coordination avant que les missiles ne fassent office de communiqué de presse. La politique étrangère, ce n’est pas une story Instagram avec filtre patriotique.
Le récit officiel parle de responsabilité, de vigilance, de gestion impeccable. Le récit officieux évoque surprise, improvisation et un pays qui découvre qu’il n’est pas toujours à la table des décisions, même quand il se croit dans le salon VIP. La fameuse « souveraineté » version mélosalvinienne ressemble parfois à un slogan imprimé sur une casquette.
Pendant ce temps, à Dubaï, les Italiens ont fait ce que les Italiens font toujours : se débrouiller. Sans avion d’État, sans conférence de presse, sans posture martiale. Juste avec un peu de sang-froid et beaucoup de patience.
Piero, la géopolitique, ce n’est pas un décor exotique pour ministres en mission. Quand les bombes tombent, les discours se dégonflent vite. Et la grandeur autoproclamée finit souvent par tenir dans un reçu de 5 000 euros. Payé par l’État, bien sûr.