A voi, signore e signori che oggi sedete nei parlamenti e nei palazzi del potere europeo, permetteteci di scrivervi da quel luogo indefinito dove riposano i sogni che il mondo ha già dimenticato.
Siamo noi — Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Altiero Spinelli — e con noi tanti altri, coloro che, tra le macerie di una guerra che aveva spezzato l’anima del continente, osarono immaginare qualcosa di straordinario: un’Europa unita.
Non lo facemmo per ambizione, ma perché avevamo visto il peggio di cui l’uomo è capace e sapevamo che l’unica risposta possibile era la solidarietà tra i popoli.
Eppure oggi, nel 2026, ci aggiriamo come fantasmi inquieti per le stanze di Bruxelles e Strasburgo. E ciò che vediamo ci spezza il cuore, se i morti potessero ancora averne uno.
Avete costruito istituzioni imponenti. Avete prodotto regolamenti, direttive, commissioni e sottocommissioni. Avete riempito sale conferenze di bandiere e discorsi. Ma dove sono le idee? Dove il coraggio?
Avete trasformato il nostro sogno in un grande edificio vuoto: lucido all’esterno, cavo all’interno.
Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, abbiamo atteso che l’Europa parlasse con una sola voce, forte, morale, inequivocabile. Invece abbiamo udito ventisette voci diverse, ciascuna preoccupata dei propri interessi nazionali, delle proprie forniture di gas, delle proprie elezioni imminenti.
Noi avevamo scelto di mettere da parte gli interessi nazionali, perché sapevamo che erano la radice di ogni guerra. Voi li avete rimessi al centro.
Quando l’ONU e Amnesty International hanno pronunciato la parola “genocidio” (una parola che conosciamo bene, una parola che ha bruciato il Novecento), l’Europa ha taciuto.
Nessun comunicato condiviso, nessuna posizione comune. Solo il silenzio vergognoso di chi teme di dispiacere ai potenti.
E oggi, mentre Stati Uniti e Israele bombardano l’Iran (un Paese sovrano) senza mandato internazionale, calpestando quei principi di autodeterminazione dei popoli che erano il fondamento dell’ordine mondiale costruito dopo il 1945, l’Europa tace ancora.
Un solo uomo, il presidente spagnolo Sánchez, ha avuto il coraggio di alzare la voce. Uno su ventisette. È questo che siete diventati?
Quando Trump si è arrogato il diritto di interferire in Venezuela, trattando un presidente eletto come un prigioniero da catturare, abbiamo atteso che l’Europa ricordasse al mondo cosa significa la democrazia. Nulla. Ancora silenzio.
Il continente che ha inventato il diritto internazionale moderno ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Non vi scriviamo per condannarvi, ma perché comprendiamo la trappola in cui siete caduti. Avete confuso l’unità con il consenso unanime, consegnando così il potere di veto a chiunque voglia bloccare ogni decisione. Avete confuso la diplomazia con la resa silenziosa.
Avete creduto che tenere insieme ventisette Paesi significasse non scontentare nessuno, quando invece significa avere il coraggio di fare scelte, anche scomode, anche impopolari.
Noi non avevamo risorse. Non avevamo eserciti. Non avevamo alcuna garanzia che il progetto sarebbe riuscito. Avevamo solo la convinzione che fosse necessario. E quella convinzione ci ha guidato attraverso ogni ostacolo.
Voi avete istituzioni, risorse, trattati, una storia comune di settant’anni di pace. Cosa vi manca? Manca solo il coraggio.
Il mondo ha bisogno di un’Europa che parli, non di un’Europa che attenda che altri decidano per poi adeguarsi educatamente. I popoli che avete il privilegio di rappresentare (italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, polacchi, greci e tutti gli altri) meritano governanti che credano ancora che l’Europa possa essere una forza morale nel mondo.
Non la quinta ruota del carro americano. Non i comprimari silenziosi di chi fa la guerra senza chiedervi permesso.
Noi siamo morti, ma il sogno che abbiamo seminato può ancora vivere, se qualcuno di voi avrà la grazia di raccoglierlo.
L’Europa non è Bruxelles. L’Europa non è un trattato. L’Europa sono i suoi popoli, e quei popoli chiedono di essere difesi, non solo dai nemici esterni, ma anche dall’indifferenza di chi li governa.
Con dolore e speranza,
Alcide De Gasperi,
Robert Schuman,
Altiero Spinelli
e gli altri padri fondatori dell’Europa unita