ATTUALITÀ - 23 febbraio 2026, 23:55

Velina rossonera e arcobaleno dell'osservatore di Meloni

Cronache semiserie dai Palazzi istituzionali e non solo

C’è chi va alla Casa Bianca per contare qualcosa e chi per contare fino a dieci sperando che passi in fretta. E così, mentre la premier spedisce il suo vice oltreoceano, nei corridoi romani si mormora che più che una missione diplomatica sia sembrata una gita premio con obbligo di sorriso incorporato.

Il protagonista della trasferta è Antonio Tajani, inviato speciale di Giorgia Meloni nientemeno che alla Casa Bianca, in occasione del fantomatico “Board of Peace”, che già dal nome pare più un club di scacchi che un consesso geopolitico.

Raccontano le malelingue – e noi le ascoltiamo con devozione – che il vice si sia aggirato tra corridoi e photo opportunity con l’aria di chi è stato invitato a una festa dove non conosce nessuno e non è neppure sicuro di essere nella lista giusta. Stretta di mano, sorriso plastificato, cenno del capo: la bella statuina istituzionale, versione export.

Ma il momento clou sarebbe arrivato quando qualcuno, con entusiasmo da gadget elettorale, gli avrebbe piazzato in testa un berrettone rosso fiammante in stile “MAGA”. Un cappellone talmente vistoso che persino le pareti ovali parevano arrossire. Lui, diplomatico navigato, avrebbe abbozzato un mezzo sorriso e poi iniziato una silenziosa trattativa con sé stesso per liberarsene senza offendere nessuno: toglierlo subito? Tenerlo qualche secondo? Far finta di non capire l’inglese? Alla fine pare abbia optato per la strategia del “lo appoggio qui un attimo”, sperando che nessuno se ne accorgesse.

Nel frattempo, da Roma, la regia osservava. Perché la politica estera, si sa, è anche teatro. E quando la protagonista sceglie di restare dietro le quinte, qualcuno deve pur salire sul palco. Che poi il copione preveda due battute o solo presenza scenica, è dettaglio secondario.

Intanto, tra un brindisi diplomatico e una stretta di mano studiata al millimetro, resta l’immagine di un inviato che prova a fare il mediatore globale mentre combatte con un berretto rosso troppo ingombrante. La geopolitica sarà pure cosa seria, ma certe scene sembrano uscite da una commedia all’italiana.

E da queste parti, tra un corridoio e l’altro, c’è già chi prepara i popcorn.

Le Cagnard Déchaîné