ECONOMIA - 20 febbraio 2026, 20:37

Arretrati e convenzioni non bastano: la scuola esige rispetto e risposte concrete

C’è un momento in cui la toppa non regge più e il vestito, per quanto rattoppato con cura, continua a strapparsi sotto gli occhi di tutti. È la sensazione che oggi attraversa il mondo della scuola, dove gli arretrati versati e le convenzioni promesse assomigliano più a cerotti che a una vera cura

Mauro Tamborin e Simona D'Agostino della segreteria

La FLC CGIL Valle d’Aosta lo dice senza giri di parole: “denuncia con forza l’insufficienza delle misure adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nei confronti del personale scolastico”. Il punto non è ideologico, ma molto concreto. L’inflazione ha morso forte negli ultimi anni, erodendo il potere d’acquisto di docenti e personale Ata, e “la recente erogazione degli arretrati si è rivelata ben al di sotto dell’aumento reale del costo della vita”. In altre parole, “il recupero riconosciuto non compensa minimamente la perdita salariale accumulata”.

A fronte di questa situazione, vengono proposte piattaforme di “agevolazioni e convenzioni”. Strumenti che possono anche avere una loro utilità, certo, ma che non affrontano il nodo centrale. Il sindacato lo ribadisce con chiarezza: “la scuola ha bisogno di stipendi dignitosi, adeguati all’inflazione e coerenti con la responsabilità educativa e sociale che il personale scolastico assume quotidianamente”. Non si tratta di benefit accessori, ma di riconoscere il valore strutturale di chi ogni giorno tiene insieme classi, relazioni, inclusione e futuro.

“La crisi economica non si affronta con palliativi, ma con un reale riconoscimento economico e contrattuale”, prosegue la nota. E qui si inserisce un ulteriore elemento di preoccupazione: il rinnovo contrattuale. Il triennio 2025/2027 è già in ritardo di un anno e le trattative, viene sottolineato, risultano formalmente bloccate per la mancata emanazione dell’Atto di indirizzo da parte del Ministero. “Senza questo passaggio formale, il confronto non può partire”: significa stipendi fermi e “nessuna prospettiva concreta di miglioramento normativo ed economico”.

La FLC non risparmia nemmeno una stoccata ad altre organizzazioni sindacali, parlando di “un’evidente incoerenza” da parte di chi ha firmato un rinnovo con “aumenti irrisori, insufficienti a coprire l’inflazione”, per poi concentrarsi oggi su rivendicazioni considerate accessorie. “Temi che possono avere una loro rilevanza, ma che risultano secondari rispetto alla priorità assoluta: l’adeguamento reale degli stipendi dei docenti e di tutto il personale scolastico al costo della vita”.

Il cuore della questione resta lì: senza un recupero salariale “serio e strutturale”, ogni altra misura rischia di scivolare ai margini. E, sullo sfondo, si allarga una percezione più profonda: “non è più accettabile che la scuola continui a essere relegata in fondo alle priorità del governo, sia sul piano economico sia su quello culturale e istituzionale”.

Il personale scolastico, ricorda il sindacato, “garantisce ogni giorno il diritto all’istruzione e la coesione sociale del Paese”. Non è una formula retorica, ma una fotografia della realtà: nelle aule si costruiscono competenze, ma anche cittadinanza, relazioni, tenuta democratica. Per questo “merita rispetto, investimenti concreti e un contratto rinnovato nei tempi dovuti”.

La conclusione è anche un impegno: la FLC CGIL Valle d’Aosta “continuerà a mobilitarsi affinché alla scuola vengano riconosciute dignità, risorse e centralità nelle politiche pubbliche”. Perché, quando il tessuto sociale si lacera, non bastano le toppe: serve tornare a cucire con filo robusto, e farlo prima che sia troppo tardi.

je.fe.