Il dibattito sugli affitti brevi in Valle d'Aosta si è trasformato, negli ultimi mesi, in un terreno scivoloso dove si mescolano emergenza abitativa, tensioni sociali e una crescente tendenza a individuare nei piccoli proprietari il capro espiatorio perfetto.
La nuova normativa regionale, la L.R. 11/2023, ha introdotto regole più stringenti per chi affitta a fini turistici. Ma, al di là degli aspetti tecnici, resta un nodo politico e culturale che merita di essere affrontato senza slogan.
Il primo nodo riguarda il diritto alla proprietà. Nel dibattito pubblico sembra talvolta emergere l’idea che possedere un immobile equivalga a sottrarre qualcosa alla collettività. È una narrazione pericolosa e ingiusta.
La proprietà privata non è un furto: è un diritto costituzionale, frutto di risparmi, sacrifici familiari, mutui pagati per decenni. Eppure, in un clima di crescente tensione abitativa, il proprietario viene trattato sempre più spesso come un soggetto da “correggere”, da limitare, da indirizzare verso ciò che la politica ritiene socialmente utile.
Non si può chiedere ai privati di supplire alle carenze strutturali delle politiche pubbliche, né si può trasformare un diritto in una colpa.
C’è poi la questione delle tutele, o meglio, della loro assenza.
La Valle d’Aosta soffre da anni di una carenza cronica di alloggi disponibili, sia nel mercato libero sia nel settore sociale. Ma attribuire questa crisi ai piccoli proprietari che scelgono di non affittare è una scorciatoia retorica che evita di guardare il problema reale.
Oggi chi mette un immobile sul mercato rischia di ritrovarsi a fare i conti con inquilini che smettono di pagare dopo pochi mesi, procedure di sfratto che durano anni, spese legali elevate e appartamenti riconsegnati in condizioni disastrose, senza alcuna garanzia di risarcimento.
In questo contesto, chiedere ai cittadini di “fare la loro parte” suona quasi ironico. La domanda vera è un’altra: perché un privato dovrebbe esporsi a rischi enormi quando lo Stato e la Regione non gli offrono alcuna protezione concreta?
Il terzo nodo, forse il più urgente, è quello strutturale. La Valle d’Aosta non soffre di mancanza di case perché i proprietari affittano ai turisti. Soffre perché da anni non esiste più un vero piano di edilizia popolare.
Le graduatorie si allungano, gli alloggi ERP non vengono rinnovati, i nuovi interventi sono rari e spesso insufficienti. Il risultato è un paradosso: si chiede ai privati di risolvere un problema che dovrebbe essere pubblico, si regolamentano gli affitti brevi come se fossero la causa primaria della crisi e si evita di affrontare la questione di fondo.
La Regione non costruisce più case, non ne ristruttura abbastanza, non amplia il patrimonio pubblico. Senza un piano serio di edilizia sociale, ogni altra misura è solo un cerotto su una ferita profonda.
La L.R. 11/2023 ha introdotto regole, codici, obblighi. Ma non ha risolto il problema centrale: la Valle d’Aosta ha bisogno di una strategia abitativa che non scarichi sui cittadini responsabilità che spettano alle istituzioni.
I proprietari non sono il nemico e l’emergenza abitativa non si risolve con norme punitive, ma con investimenti, tutela legale, edilizia pubblica e una visione di lungo periodo. Finché questo non accadrà, continueremo a discutere di affitti brevi come se fossero il cuore del problema, quando in realtà sono solo il sintomo di un sistema che, da troppo tempo, ha smesso di costruire futuro.