È una giornata destinata a segnare un prima e un dopo nei rapporti tra lo Stato e le Autonomie speciali. L’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, la riforma del Regolamento di Montecitorio che entrerà in vigore dalla prossima legislatura. Tra le modifiche più rilevanti, spicca la possibilità per i deputati delle minoranze linguistiche di costituire un Gruppo parlamentare “Per le Autonomie” anche alla Camera.
Una novità tutt’altro che formale, che pone fine a una storica asimmetria tra i due rami del Parlamento. «Oggi mettiamo fine a una disparità che durava da oltre venticinque anni: le Autonomie non saranno più ospiti alla Camera, ma protagoniste a pieno titolo», ha dichiarato il deputato valdostano Franco Manes, tra i promotori della riforma.
La norma è stata sostenuta congiuntamente dai rappresentanti delle minoranze linguistiche, in particolare dai parlamentari del Sudtirolo, tra cui il segretario politico della Südtiroler Volkspartei, Dieter Steger. Fino ad oggi, i deputati autonomisti erano costretti a confluire nel Gruppo Misto, privi delle prerogative politiche e organizzative riconosciute agli altri Gruppi parlamentari.
«Non chiediamo privilegi, chiediamo coerenza istituzionale», ha sottolineato Manes. «Se il Senato riconosce da tempo il ruolo delle Autonomie, era giusto che anche la Camera facesse lo stesso».
Nel suo intervento in Aula, il deputato valdostano ha definito la riforma «il passaggio più ampio e significativo della legislatura», rimarcando il metodo adottato dalla Giunta per il Regolamento e il carattere trasversale del lavoro svolto. Le modifiche approvate rendono il funzionamento della Camera più rapido e trasparente, rafforzano lo statuto dell’opposizione, introducono strumenti contro il trasformismo, migliorano il raccordo con l’Unione europea e garantiscono la presenza di tutti i Gruppi politici nelle Commissioni.
«Le minoranze linguistiche non rappresentano un’eccezione folkloristica della Repubblica, ma una componente strutturale del suo equilibrio costituzionale», ha affermato Manes. «Con questa riforma rafforziamo il pluralismo parlamentare e riconosciamo che le Autonomie sono un valore nazionale, non una questione periferica».
Il riferimento storico è inevitabile. Nel 2001, al Senato della Repubblica, nacque per la prima volta il Gruppo “Per le Autonomie”, su impulso dei parlamentari autonomisti della Valle d’Aosta e del Sudtirolo, insieme ad alcuni senatori a vita. Tra i protagonisti di quella stagione vi fu Augusto Rollandin, che contribuì alla nascita del primo Gruppo autonomista a Palazzo Madama.
«Nel 2001 il Senato compì una scelta lungimirante», ha ricordato Manes. «Le minoranze linguistiche dimostrarono che le Autonomie non sono una questione locale, ma una componente strutturale della Repubblica. Oggi, dopo venticinque anni di attesa, completiamo quel percorso».
Dal 2001 il Gruppo “Per le Autonomie” si è formato in ogni legislatura al Senato, diventando uno strumento stabile di rappresentanza per le Regioni speciali e per le dodici minoranze linguistiche riconosciute e tutelate dalla legge. Per la Valle d’Aosta ne hanno fatto parte, nel tempo, oltre a Rollandin, Carlo Perrin, Antonio Fosson e Albert Lanièce.
In Aula Manes ha voluto ringraziare «la Giunta per il Regolamento, i relatori e tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, che hanno saputo leggere l’onestà e la fondatezza delle nostre richieste». «Questo risultato – ha aggiunto – dimostra che quando si parla di regole democratiche la responsabilità può e deve prevalere sulle appartenenze».
Lo sguardo è ora rivolto alla prossima legislatura. «Dalla prossima legislatura le nostre comunità linguistiche avranno una voce autonoma anche a Montecitorio», ha concluso Manes. «Non è una conquista per pochi parlamentari, ma un riconoscimento per le nostre comunità e per la loro storia».
Con l’applicazione della deroga prevista per la formazione dei Gruppi più piccoli anche alla Camera, le Autonomie potranno contare su una rappresentanza politica piena in entrambi i rami del Parlamento. Un passaggio che rafforza il pluralismo istituzionale e rende più solido il dialogo tra i territori alpini e Roma.