CRONACA - 16 febbraio 2026, 09:54

Val Veny, la montagna che non perdona l'imprudenza

Una valanga di grandi dimensioni si è staccata nel canale del Vesses, sopra Courmayeur, travolgendo tre sciatori freeride. Tutti e tre sono deceduti. Un’intera regione in allerta, mentre tornano a interrogarsi i limiti, la prudenza e il rispetto della montagna

La montagna ha colpito ancora l’imprudenza. Lo ha fatto in silenzio, con la violenza improvvisa che le è propria, trasformando una mattinata d’inverno in una tragedia che ha scosso profondamente tutta la Valle d’Aosta.

È accaduto nella tarda mattinata di domenica 15 febbraio, in Val Veny, sopra Courmayeur, nel canale del Vesses, ai piedi del massiccio del Monte Bianco. Una valanga di dimensioni importanti si è staccata improvvisamente, travolgendo un gruppo di sciatori impegnati in una discesa fuoripista. Tre uomini, tutti di nazionalità francese, sono stati sepolti dalla massa di neve.

L’allarme è scattato immediatamente. Sul posto si è messa in moto una macchina dei soccorsi imponente e complessa: tecnici del Soccorso alpino valdostano, militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Entrèves, medici, unità cinofile, elicotteri e ambulanze. In totale, quindici soccorritori hanno lavorato senza sosta in un contesto estremamente delicato, reso ancora più insidioso dalle condizioni meteo e dal rischio residuo di nuovi distacchi.

Uno dei freerider è stato trovato già privo di vita. Gli altri due sono stati estratti vivi dopo lunghi minuti sotto la neve, in condizioni disperate. Trasportati d’urgenza all’ospedale regionale “Umberto Parini” di Aosta, uno dei feriti è deceduto poco dopo in pronto soccorso. Il terzo, un 35enne, inizialmente trasferito in gravissime condizioni all’ospedale Molinette di Torino dopo un arresto cardiaco e una severa ipotermia causata da circa quaranta minuti sotto la neve, non ce l’ha fatta: il suo cuore ha smesso di battere nelle ore successive al ricovero.

Le ricerche sono proseguite a lungo, fino all’esclusione di ulteriori persone coinvolte. Le indagini sull’accaduto sono affidate alla Guardia di finanza, mentre resta sullo sfondo il quadro di una giornata segnata da un rischio valanghe elevato: grado 3 fino a 2.400 metri e 4 oltre tale quota, con un’allerta gialla per vento forte e valanghe estesa a tutto il territorio regionale.

Il Governo regionale ha espresso cordoglio e vicinanza alle famiglie delle tre vittime. Ma il dolore istituzionale non basta a coprire la sensazione più profonda che questa tragedia lascia dietro di sé: quella di una montagna che non ammette distrazioni, scorciatoie, sottovalutazioni.

Quella di Val Veny non è solo una cronaca nera di montagna. È un monito duro, che attraversa tutta la Valle d’Aosta. Ricorda che il confine tra libertà e azzardo, tra passione e imprudenza, può diventare sottilissimo. E che il pericolo, lassù, non fa rumore prima di colpire.

La neve, questa volta, ha chiesto il prezzo più alto: tre vite spezzate. Sta a noi non dimenticarlo domani.

je.fe.