CRONACA - 14 febbraio 2026, 09:39

Oggi è San Valentino, tra martiri, lettere d’amore e cioccolatini

Dalla Roma imperiale alle vetrine rosso passione, la storia del santo degli innamorati è un intreccio di fede, leggenda e marketing. Eppure, sotto i cuori glitterati, batte ancora una tradizione antica che parla di coraggio e promessa

Ogni anno, puntuale come una dichiarazione fatta il 13 febbraio alle 23.59, arriva San Valentino. C’è chi lo celebra con cene a lume di candela e chi lo evita come una riunione di condominio. Ma prima dei peluche a forma di cuore e delle offerte “due cuori e una spa”, questa festa aveva una storia molto più movimentata.

Il protagonista è San Valentino, sacerdote – secondo altre fonti vescovo – vissuto nel III secolo dopo Cristo. Siamo nella Roma imperiale, sotto l’imperatore Claudio II il Gotico. La leggenda racconta che l’imperatore avesse proibito i matrimoni tra giovani, convinto che i soldati non dovessero avere legami affettivi che li rendessero meno combattivi. Valentino, evidentemente poco incline all’obbedienza cieca, continuò a celebrare nozze in segreto. Un gesto romantico, sì, ma anche politico. E infatti finì male: arresto e martirio, il 14 febbraio del 273 circa.

Come spesso accade con i santi, la storia si intreccia alla leggenda. Si narra che, prima di essere giustiziato, Valentino abbia restituito la vista alla figlia cieca del suo carceriere e le abbia lasciato un biglietto firmato “dal tuo Valentino”. Ecco spiegata – almeno simbolicamente – la nascita delle “valentine”, i messaggi d’amore.

Ma perché proprio il 14 febbraio? La scelta della data potrebbe non essere casuale. In epoca romana, a metà febbraio si celebravano i Lupercalia, riti pagani dedicati alla fertilità e alla purificazione. Con l’avanzare del cristianesimo, la Chiesa sostituì progressivamente queste feste con celebrazioni legate ai martiri cristiani. Così, il sangue del santo prese il posto dei sacrifici rituali, e l’amore romantico iniziò a intrecciarsi con quello spirituale.

Il salto decisivo verso la festa degli innamorati, però, avviene nel Medioevo. In Inghilterra e in Francia si diffonde l’idea che il 14 febbraio coincida con il periodo in cui gli uccelli iniziano ad accoppiarsi. Il poeta Geoffrey Chaucer, nel XIV secolo, associa esplicitamente San Valentino all’amor cortese. Da lì in avanti, il santo diventa patrono delle promesse sussurrate, dei sospiri e – se vogliamo – delle complicazioni sentimentali.

Nel Settecento e Ottocento, soprattutto nel mondo anglosassone, si diffonde l’usanza di scambiarsi biglietti decorati a mano. Con la rivoluzione industriale arrivano le cartoline stampate in serie, e l’amore comincia a viaggiare in busta. Nel Novecento, poi, l’industria dolciaria e quella dei fiori completano l’opera: rose rosse e scatole di cioccolatini diventano il linguaggio universale del 14 febbraio.

Qualcuno storce il naso e parla di festa consumistica. Vero: il marketing ha messo il suo cappello – anzi, il suo cuore – sulla ricorrenza. Ma ridurre tutto a una trovata commerciale sarebbe ingeneroso. La forza di San Valentino sta proprio nella sua capacità di adattarsi ai tempi: dal martirio romano ai messaggi su WhatsApp, passando per pergamene e lettere profumate.

In fondo, la tradizione della festa degli innamorati racconta una cosa semplice e potentissima: l’amore, quando è autentico, è un atto di coraggio. Lo era per un sacerdote che sfidava un editto imperiale. Lo è oggi, in un mondo veloce e distratto, dove fermarsi a dire “ti voglio bene” sembra quasi rivoluzionario.

E allora, tra una rosa e una battuta ironica, forse vale la pena ricordare che questa festa nasce da una promessa custodita controvento. Il resto – cene, regali, post romantici – è solo contorno. Anche se, ammettiamolo, un buon cioccolatino aiuta sempre la storia.

je.fe.