Consiglio Valle Comuni - 10 febbraio 2026, 10:06

Statuto speciale sotto attacco: l’Autonomia non è una concessione revocabile

Rassemblement Valdôtain lancia un allarme chiaro sulla riforma dello Statuto speciale: «aggiornare non può significare togliere competenze», soprattutto su funzioni che sono «un pilastro dell’autogoverno valdostano». Preoccupazione per un dibattito opaco e per il ritorno di proposte che sanno di accentramento, mentre a livello nazionale si parla apertamente di rimettere mano alla Costituzione

Stefano Aggravi, Segretario politico RV e Presidente del Consiglio Valle

Ci sono parole che, in Valle d’Aosta, non sono mai neutre.
“Riforma” è una di queste. E quando accanto compare la parola “Statuto speciale”, il dovere di stare in allerta non è ideologico: è storico.

La nota della Segreteria politica di Rassemblement Valdôtain arriva in un momento delicato, in cui riemergono indiscrezioni, ricostruzioni e ipotesi su una possibile ripresa del dibattito sulla riforma dello Statuto. Un dibattito che, fino a oggi, è rimasto «poco conosciuto e poco aperto alla comunità valdostana», e che improvvisamente riaffiora sui giornali, alimentando più confusione che confronto.

Ed è proprio questo il primo elemento che inquieta: la sensazione che si voglia parlare di Autonomia senza i valdostani. O peggio, sopra la loro testa.

Rassemblement Valdôtain lo dice con chiarezza, senza giri di parole. La riforma dello Statuto può avere senso solo se serve a rafforzare l’Autonomia, non se diventa il grimaldello per ridurla. Il punto di principio è netto: se “aggiornare” significa «togliere o ridurre competenze già assegnate alla Valle d’Aosta», allora quel percorso non è condivisibile.

Davide Bionaz, presidente RV

La preoccupazione cresce quando tornano a circolare vecchie idee mai davvero accantonate. In particolare quelle che puntano a rimettere in discussione le funzioni prefettizie in capo al Presidente della Regione. Funzioni che, come ricorda RV, non sono un dettaglio tecnico ma «un pilastro dell’autogoverno», con «radici anche pre-statutarie».

Qui non siamo di fronte a una questione amministrativa. Siamo di fronte al cuore dell’Autonomia valdostana. Pensare di trattarla per slogan o sull’onda di titoli ad effetto significa non aver capito — o fingere di non capire — che lo Statuto non è una concessione dello Stato centrale, ma il risultato di una storia complessa, di un equilibrio delicato e di una scelta costituzionale precisa.

Il parallelo con quanto sta accadendo a livello nazionale è inevitabile. Mentre a Roma c’è chi parla con leggerezza di rivedere la Costituzione, di accentrare poteri, di riscrivere equilibri istituzionali faticosamente costruiti, anche le Autonomie speciali tornano a essere viste come un problema, un’eccezione da normalizzare.

Non è un caso.
È la stessa cultura politica che considera il decentramento un fastidio e l’autogoverno una concessione temporanea.

In questo contesto, il richiamo di Rassemblement Valdôtain a Luigi Einaudi non è nostalgia, ma lucidità politica. «Via il prefetto!» non era uno slogan, ma un’idea precisa di Stato: meno gerarchie imposte dall’alto, meno duplicazioni inutili, più responsabilità sui territori. Esattamente il contrario di ciò che oggi rischia di riaffiorare sotto la parola rassicurante “riforma”.

RV chiede trasparenza, sede istituzionale, coinvolgimento reale del Consiglio regionale e un confronto aperto con la comunità valdostana. Ma soprattutto pone un limite invalicabile: «nessun arretramento delle competenze della Valle d’Aosta».

È una linea di difesa, ma anche di dignità politica. Perché l’Autonomia non è un privilegio da giustificare ogni volta, ma una responsabilità da esercitare e difendere. Chi pensa di poterla ridimensionare senza reazione, sbaglia i conti. E sbaglia territorio.

Car l’Autonomie ne se négocie pas à la baisse.
Elle se renforce, ou elle se défend.
Et en Vallée d’Aoste, on sait encore très bien faire les deux.

piero.minuzzo@gmail.com