La decisione del Consiglio comunale di Aosta di impegnarsi, a maggioranza, per l’introduzione di un salario minimo per tutti i lavoratori degli appalti pubblici e dei servizi dell’Amministrazione comunale rappresenta un passaggio politico tutt’altro che simbolico. Un segnale chiaro, che arriva in un contesto economico e sociale in cui il lavoro non garantisce più, da solo, una vita dignitosa.
Il mondo sindacale ha accolto con soddisfazione la scelta dell’aula. Le Segreterie sindacali regionali, in modo unitario, hanno già trasmesso al sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, una richiesta formale di incontro per entrare nel merito dell’applicazione del provvedimento. Sul tavolo ci sono temi concreti: tempi di avvio, modalità operative, perimetro delle aziende coinvolte e criteri di applicazione.
L’obiettivo è chiaro: evitare che il salario minimo resti un annuncio e trasformarlo in uno strumento reale di tutela per centinaia di lavoratori. Tra i settori direttamente interessati figurano le aziende che gestiscono la mensa scolastica e ospedaliera, le ditte di pulizia e i servizi esternalizzati. Resta invece da chiarire se la misura verrà estesa anche agli appalti per la vigilanza durante le manifestazioni e alle aziende municipalizzate, un nodo tutt’altro che secondario.
Nessuno, nemmeno i sindacati, considera il salario minimo una bacchetta magica. Non è la soluzione a tutti i mali, ma è un atto politico che rompe una lunga fase di rassegnazione. I dati parlano da soli: tra il 2021 e il 2025 l’inflazione ha raggiunto il 18 per cento, mentre i salari si sono fermati a una crescita dell’8 per cento. Un divario che ha impoverito lavoratori e famiglie, relegando l’Italia – e non solo – nelle retrovie europee sul fronte delle retribuzioni. E anche per il 2026 la pressione sul potere d’acquisto resta altissima.
In questo contesto, la battaglia per il salario minimo e per il recupero del drenaggio fiscale si scontra con la chiusura del Governo nazionale, che ha di fatto parcheggiato il tema su un binario morto. Proprio per questo, l’iniziativa del Comune di Aosta assume un valore che va oltre i confini cittadini: dimostra che, quando manca una risposta dall’alto, gli enti locali possono e devono esercitare un ruolo attivo.
La questione salariale, però, non riguarda solo gli appalti pubblici. Turismo e commercio restano settori cruciali e fragili, dove la difficoltà nel reperire personale viene denunciata a più riprese dalle associazioni datoriali. Una contraddizione evidente, se si considera che le piattaforme rivendicative presentate dai sindacati per un accordo integrativo giacciono da tempo senza risposta. Emulare l’iniziativa del Comune di Aosta, adattandola a questi comparti, potrebbe rendere il lavoro più appetibile e ridare dignità a professioni oggi sottopagate.
Il salario minimo non è una concessione ideologica, ma una risposta pragmatica a una realtà sotto gli occhi di tutti: il lavoro povero esiste, cresce e mina la coesione sociale. Aosta ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Ora la partita si gioca sull’attuazione concreta e sulla capacità di estendere questo segnale anche oltre Palazzo municipale.
Se vuoi, al prossimo giro posso rafforzare la parte politica chiamando in causa maggioranza e opposizione in Consiglio, oppure tagliare il pezzo per una versione più secca da quotidiano.