In questi giorni si discute molto di sicurezza nelle scuole: un decreto “anti-coltello” che dovrebbe proibire di portare coltelli a scuola e, a quanto pare, anche una legge che vieterebbe la vendita di coltelli ai minori.
Io non sono un politico né un legislatore. Sono solo un padre e un nonno che ha insegnato certi valori e certe regole di buon vivere ai figli e oggi ai nipoti. Credo che, prima di fare leggi che rasentano l’assurdo e il ridicolo, si possano fare cose più semplici, più dirette e che sicuramente avrebbero risultati migliori.
Per questo, caro Assessore all’Istruzione della nostra piccola regione valdostana, le propongo una cosa di buon senso.
Il progetto: Giornate dell’educazione civica
Creare un programma strutturato di incontri educativi che coinvolgano studenti, famiglie ed esperti del territorio, con l’obiettivo di trasmettere le regole fondamentali della convivenza civile e della sicurezza.
Durante l’anno scolastico si potrebbero organizzare una serie di incontri dedicati a temi specifici:
Sicurezza e legalità
Con Carabinieri e Polizia di Stato, per spiegare cosa costituisce reato: portare a scuola un coltello, un cacciavite o un martello che possono essere considerati armi. Far comprendere le conseguenze legali di certi comportamenti.
Sicurezza e prevenzione
Con i Vigili del Fuoco, per insegnare le norme di sicurezza di base, la prevenzione degli incidenti e cosa fare in caso di emergenza.
Educazione stradale
Con la Polizia municipale, per spiegare le regole della strada e i comportamenti corretti come pedoni e ciclisti.
Cittadinanza digitale
Con esperti di cybersecurity, per parlare di bullismo online, uso responsabile dei social media e protezione dei dati personali.
Al termine di ogni incontro, gli studenti dovranno:
compilare test di verifica sulla comprensione dei contenuti;
partecipare a discussioni guidate.
Responsabilizzazione delle famiglie
Questo è il punto cruciale. I genitori sono spesso i grandi assenti dell’educazione dei ragazzi. Il bullismo nasce anche dalla mancanza di una guida, e chi meglio della famiglia può dare regole e limiti ai propri figli?
Per questo:
i moduli informativi verranno consegnati anche ai genitori;
le famiglie dovranno firmare una dichiarazione di presa visione;
si creerà un patto educativo scuola–famiglia vincolante.
Perché funziona
Prevenzione anziché repressione: spiegare prima di punire, educare prima di vietare.
Coinvolgimento della comunità: forze dell’ordine, Vigili del Fuoco ed esperti diventano figure di riferimento positive, non solo di controllo.
Responsabilità condivisa: scuola e famiglia collaborano attivamente nell’educazione dei ragazzi.
Non servono nuove leggi complicate, ma organizzazione e coordinamento tra enti già esistenti.
Prima di creare norme che rischiano di essere inapplicabili o controproducenti, proviamo a tornare alle basi: educazione, dialogo, responsabilità.
Insegniamo ai nostri giovani le regole della convivenza civile con l’aiuto di chi queste regole le applica ogni giorno. E soprattutto riportiamo le famiglie al centro del processo educativo, perché nessuna legge potrà mai sostituire l’esempio e la guida di un genitore presente e consapevole.
È una proposta semplice, di buon senso, che richiede solo la volontà di metterla in pratica. E credo che i nostri ragazzi, e la nostra comunità, la meritino.
Un padre e un nonno preoccupato