Zona Franca - 07 febbraio 2026, 08:00

Un progetto di buon senso per la sicurezza nelle scuole

Lettera aperta all’Assessore all’Istruzione della Regione Valle d’Aosta

In questi giorni si discute molto di sicurezza nelle scuole: un decreto “anti-coltello” che dovrebbe proibire di portare coltelli a scuola e, a quanto pare, anche una legge che vieterebbe la vendita di coltelli ai minori.

Io non sono un politico né un legislatore. Sono solo un padre e un nonno che ha insegnato certi valori e certe regole di buon vivere ai figli e oggi ai nipoti. Credo che, prima di fare leggi che rasentano l’assurdo e il ridicolo, si possano fare cose più semplici, più dirette e che sicuramente avrebbero risultati migliori.

Per questo, caro Assessore all’Istruzione della nostra piccola regione valdostana, le propongo una cosa di buon senso.

Il progetto: Giornate dell’educazione civica

Creare un programma strutturato di incontri educativi che coinvolgano studenti, famiglie ed esperti del territorio, con l’obiettivo di trasmettere le regole fondamentali della convivenza civile e della sicurezza.

Durante l’anno scolastico si potrebbero organizzare una serie di incontri dedicati a temi specifici:

Sicurezza e legalità
Con Carabinieri e Polizia di Stato, per spiegare cosa costituisce reato: portare a scuola un coltello, un cacciavite o un martello che possono essere considerati armi. Far comprendere le conseguenze legali di certi comportamenti.

Sicurezza e prevenzione
Con i Vigili del Fuoco, per insegnare le norme di sicurezza di base, la prevenzione degli incidenti e cosa fare in caso di emergenza.

Educazione stradale
Con la Polizia municipale, per spiegare le regole della strada e i comportamenti corretti come pedoni e ciclisti.

Cittadinanza digitale
Con esperti di cybersecurity, per parlare di bullismo online, uso responsabile dei social media e protezione dei dati personali.

Al termine di ogni incontro, gli studenti dovranno:

compilare test di verifica sulla comprensione dei contenuti;

partecipare a discussioni guidate.

Responsabilizzazione delle famiglie

Questo è il punto cruciale. I genitori sono spesso i grandi assenti dell’educazione dei ragazzi. Il bullismo nasce anche dalla mancanza di una guida, e chi meglio della famiglia può dare regole e limiti ai propri figli?

Per questo:

i moduli informativi verranno consegnati anche ai genitori;

le famiglie dovranno firmare una dichiarazione di presa visione;

si creerà un patto educativo scuola–famiglia vincolante.

Perché funziona

Prevenzione anziché repressione: spiegare prima di punire, educare prima di vietare.

Coinvolgimento della comunità: forze dell’ordine, Vigili del Fuoco ed esperti diventano figure di riferimento positive, non solo di controllo.

Responsabilità condivisa: scuola e famiglia collaborano attivamente nell’educazione dei ragazzi.

Non servono nuove leggi complicate, ma organizzazione e coordinamento tra enti già esistenti.

Prima di creare norme che rischiano di essere inapplicabili o controproducenti, proviamo a tornare alle basi: educazione, dialogo, responsabilità.

Insegniamo ai nostri giovani le regole della convivenza civile con l’aiuto di chi queste regole le applica ogni giorno. E soprattutto riportiamo le famiglie al centro del processo educativo, perché nessuna legge potrà mai sostituire l’esempio e la guida di un genitore presente e consapevole.

È una proposta semplice, di buon senso, che richiede solo la volontà di metterla in pratica. E credo che i nostri ragazzi, e la nostra comunità, la meritino.

Un padre e un nonno preoccupato

Un padre e un nonno preoccupato