Quando una riforma che tocca uno dei pilastri del welfare viene costruita senza un confronto vero, il problema non è solo tecnico: è politico e democratico. La riforma del Servizio sanitario nazionale, approvata dal Consiglio dei Ministri sotto forma di disegno di legge delega, dà l’impressione di muoversi esattamente in questa direzione: molta fretta, poca trasparenza, nessuna reale condivisione. E il rischio concreto è che, dietro la retorica dell’efficienza, si consumi un arretramento silenzioso dei diritti.
Cittadinanzattiva ha avuto il merito di dirlo con chiarezza, mettendo nero su bianco preoccupazioni che molti cittadini avvertono sulla propria pelle. Il testo della riforma non affronta le cause strutturali della crisi del sistema sanitario, ma sembra limitarsi a rafforzare ciò che già funziona, concentrando l’attenzione sugli ospedali di eccellenza e lasciando sullo sfondo le aree più fragili del Paese. Una scelta che rischia di trasformare la sanità pubblica in un sistema a due velocità, dove l’accesso alle cure dipende sempre più dal luogo in cui si vive.
Come sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, “rafforzare ulteriormente ciò che già funziona, senza un piano chiaro e vincolante per sostenere le strutture in maggiore difficoltà, rischia di ampliare le disuguaglianze”. Un’affermazione che suona come una denuncia politica precisa: non si colmano i divari ignorandoli, ma investendo dove il servizio è più debole, garantendo standard di qualità, sicurezza, dotazioni e personale adeguati. Tutto il resto è narrazione.
Ancora più grave è la rimozione delle grandi trasformazioni sociali in atto. Invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità, non autosufficienza, bisogni socio-sanitari complessi: temi evocati, ma non governati. Il collegamento tra riforma ospedaliera e assistenza territoriale resta fumoso, quasi accessorio, quando dovrebbe essere il cuore stesso di una sanità moderna e universalistica. Senza un territorio forte, il sistema collassa, e a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini più fragili.
Ma il punto forse più inquietante riguarda il metodo. La riforma nasce senza una preventiva condivisione con gli attori sociali, le organizzazioni civiche, i pazienti e persino i professionisti sanitari. Una scelta che rivela una concezione verticistica del potere, dove il confronto è vissuto come intralcio e non come risorsa. Riformare il SSN senza partecipazione significa indebolirne la legittimità e alimentare quella diffidenza verso le istituzioni che già oggi erode la coesione sociale.
In questo contesto, la presa di posizione di Cittadinanzattiva Valle d’Aosta assume un valore politico e istituzionale ancora più forte. Non si tratta solo di aderire a un appello nazionale, ma di richiamare principi fondanti che, in una regione autonoma, hanno un peso specifico particolare.
Cittadinanzattiva Valle d'Aosta si unisce all'appello nazionale a sostegno di questo "incomprimibile" diritto/dovere, con specifico riferimento sia alla Costituzione sia allo Statuto Speciale della Valle d'Aosta, Mariagrazia Vacchina Segretaria regionale CA VdA.
Parole che chiamano in causa direttamente il senso dell’autonomia: non come privilegio, ma come responsabilità nel difendere diritti universali. Perché se l’universalità del Servizio sanitario nazionale viene compromessa, a perdere non sono solo i cittadini delle aree più deboli, ma l’idea stessa di Stato sociale. E quando una riforma procede senza criteri chiari, senza princìpi direttivi definiti e senza un perimetro trasparente per i decreti attuativi, il sospetto non è ideologico: è legittimo.
L’appello di Cittadinanzattiva è, in fondo, un richiamo alla politica nel suo senso più alto. Chiede un coinvolgimento formale e sostanziale, non consultazioni di facciata. Chiede che cittadini, pazienti e organizzazioni civiche possano contribuire realmente, portando quel punto di osservazione concreto che nasce dall’esperienza quotidiana del sistema sanitario. Chiede, soprattutto, che la riforma non tradisca i princìpi di equità, universalità e solidarietà su cui il SSN è stato costruito.
Ignorare questo appello sarebbe un errore grave. Ascoltarlo, invece, significherebbe restituire credibilità alle istituzioni e senso alla parola “riforma”. Perché una sanità pubblica senza partecipazione non è modernizzazione: è regressione.